E’ in corso di perfezionamento l’iter di approvazione di specifica deliberazione al fine di delocalizzare le zone di caccia al cinghiale denominate FR1AE ed FR1CG al di fuori dei Siti d’Interesse Comunitario (SIC), così come richiesto anche dai competenti Uffici Regionali.”

Questo ci risponde, alfine, la Provincia di Frosinone in esito alle nostre obiezioni (14.10.2013) relative a quelle due “zone di caccia al cinghiale”, che erano state individuate e deliberate all’interno del SIC IT6050011 (Monte Passeggio e PizzoDeta – versante sud) compreso nella ZPS Simbruini-Ernici.

Siamo, naturalmente, soddisfatti che le nostre osservazioni siano state giudicate obiettive e, quindi, pienamente accolte dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Frosinone, ma il nostro impegno si mantiene intatto (anzi, rafforzato) per far sì che le prescrizioni del  P.A.T.O.M. (Protocollo d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano), da tempo sottoscritte da entrambe le Istituzioni sopra citate, trovino piena attuazione nei territori interessati dalla presenza di questo raro e prezioso animale, della cui presenza sulle nostre montagne (laziali e abruzzesi) dovremmo essere orgogliosi e strenui difensori.

Il citato P.A.T.O.M. al punto 5) del paragrafo 2.2, fra le priorità a tutela dell’orso, dice a chiare lettere: “ E’ necessario che questa pratica (n.d.r.: caccia al cinghiale in braccata) sia progressivamente vietata in tutto l’areale dell’orso, partendo immediatamente con le aree critiche di presenza. Restano … accettabili … altre forme di caccia (girata al cinghiale…)”,

Quel “progressivamente”, in verità, suona un po’ beffardo in considerazione del fatto che la sottoscrizione del P.A.T.O.M. risale al 5 luglio 2006, poi approvato il 16 novembre 2009 e ratificato dalla Regione Lazio  con Delibera di Giunta n°117 del 19 febbraio 2010!

Ugualmente, se non di più, ci preme l’attuazione della Direttiva “Habitat”.

Scopo di questa Direttiva (92/43/CE), recepita in Italia con il DPR 8 settembre 1997 n°357 (modificato ed integrato dal DPR 12 marzo 2003 n°120), è la salvaguardia della biodiversità mediante la conservazione degli habitat, della flora e della fauna selvatica in Europa, tema di particolare attualità in questi giorni, che vedono il Ministero dell’Ambiente organizzare in pompa magna la “ Prima conferenza nazionale sulla biodiversità” all’Università La Sapienza di Roma (11-12 Dicembre).

L’orso bruno è inserito nell’allegato II della Direttiva “Habitat” e in allegato B del DPR 357/97, che elenca le specie d’interesse comunitario, la cui conservazione richiede la designazione di Zone Speciali di Conservazione (ZSC), e nell’allegato IV della Direttiva “Habitat” e allegato D del DPR 357, che elenca le specie, che richiedono una protezione rigorosa.

A quando la designazione ed istituzione delle ZSC (dove ogni piano o progetto dovrà essere sottoposto a Valutazione d’Incidenza -art.5-)?

Ci si vuol rendere conto dell’esiguità d’individui di Ursus arctos marsicanus ancora presenti?

Ci si vuol rammentare anche di altre raccomandazioni del P.A.T.O.M.?

Rileggiamo il paragr. 2.2 – punto 2), che recita:

Espansione dell’areale: la popolazione attuale è essenzialmente confinata all’area del Parco e la sua Zona di Protezione Esterna dove si registrano densità naturali o superiori rispetto a quanto conosciuto per la specie. L’area del Parco è del tutto insufficiente ad assicurare anche le minime dinamiche naturali di una popolazione di orsi come dimostrato dagli home-range di alcuni maschi adulti che eccedono la dimensione del Parco e dai frequenti movimenti di dispersione di individui isolati che cercano una espansione dell’areale su tutte le direzioni (Molise, Frusinate, Maiella, Simbruini, Sirente, Gran Sasso e Monti della Laga, Reatino, Sibillini, ecc).

E’ necessario realizzare una graduale espansione dell’areale in grado di assicurare il successo dei movimenti di dispersione e dei nuovi insediamenti  …omissis… E’ necessario pensare e agire per una popolazione appenninica di orso (dai Sibillini al Matese, dalla Maiella ai Simbruini e Ernici), non più per una popolazione del PNALM”.

Il nostro impegno, quindi, continua!