Caratteri geologici

I Monti Ernici costituiscono con i Monti Simbruini un’unica struttura, con una lunghezza di circa 100 km in direzione NW-SE. Appartengono alla Piattaforma Carbonatica Laziale – Abruzzese, la quale iniziatasi a sviluppare circa 200 milioni di anni fa (abbreviato: m.a.f.) doveva allora avere un aspetto simile a quello delle odierne Bahamas (Fig. 1). Vi erano soprattutto aree costiere, ai bordi dell’antico oceano della Tetide, invase dal mare e conosciute con il nome di: “Piane di Marea” dove si depositavano sedimenti carbonatici (principalmente Calcari e Dolomie) che raggiunsero, col tempo, notevoli spessori. Altri ambienti erano invece di transizione tra terra e mare con alternanza di sommersioni ed emersioni dovute ai movimenti geologici. La Tetide era l’oceano racchiuso all’interno del più grande dei golfi del mega continente Pangea (simile, ma più grande, all’odierno Golfo del Messico), di cui i futuri Appennini Centrali costituivano isole e barriere coralline.

Fig.1 Arcipelago delle Bahamas

Fig.1 Arcipelago delle Bahamas

Tra i 180 e i 70 milioni di anni fa l’area venne sommersa da un mare caldo e poco profondo con formazione di banchi tropicali ricchi di Alghe, Molluschi, Coralli e Rudiste di cui vi è un importante e, facilmente osservabile, deposito a Campo Catino, Fig. 2, (Vedi articolo di Paleontologia). Questi costruirono la formazione geologica oggi predominante nei Monti Ernici: i Calcari dell’Era Mesozoica (Periodo Cretaceo). I quali sono calcari bianco/giallastri con grosse Rudiste e Gasteropodi e si estendono dal Massiccio di M. Viglio a Campo Catino/Guarcino, e dall’area dei Monti Maggiori ai margini del massiccio M. del Passeggio/Pizzo Deta. In quest’ultimo vi è una successione, partendo da Prato di Campoli, e salendo di quota, di calcari sempre più “recenti” fino ad arrivare alla vetta di M. Pizzo Deta (Fig. 3) con calcari di circa 25 milioni di anni fa.

Una successione simile si ritrova partendo da Vico nel Lazio e salendo verso M. Monna ma, oltre i 1100 m circa, la successione cronologica si inverte e si incontrano antichi e rari calcari e dolomie del Giurassico (150 m.a.f.) fino alla vetta. La presenza di questi ultimi calcari è dovuta all’azione di un’importante faglia, la quale ha sollevato e “portato a giorno” queste antichissime rocce che risultano essere le formazioni sedimentarie più antiche dell’Italia peninsulare e, che sono presenti solo in due punti: l’area M. Monna/M. Ortara/Valle dell’inferno e l’area Filettino/Sorg. Aniene/Vallepietra.  Adiacenti a queste formazioni vi sono rocce ancora più antiche, risalenti a circa 200 m.a.f. che sono i calcari e dolomie della Valle dell’inferno e delle Sorgenti dell’Aniene, riconoscibili dal loro colore biancastro e dall’aspetto compatto/farinoso (Fig. 4 e 5).

A questo periodo dovrebbe risalire anche l’impronta fossile di dinosauro (Vedi articolo di Paleontologia), rinvenuta nelle montagne del comune di Vico nel Lazio.

Fig.2 Rudiste fossili, Campo Catino

Fig.2 Rudiste fossili, Campo Catino

Più recenti (in tempi geologici) sono invece i depositi di brecce e Puddinghe (Conglomerati di rocce arrotondate e legati tra loro da una matrice) i più importanti dei quali sono quelli nei pressi di Fonte Moscosa nel comune di Filettino (Fig. 6), risalenti a circa 7 m.a.f. , che testimoniano eventi geologici di grande energia: correnti sottomarine d’altissima velocità che trasportano grandi quantità di rocce.

Un’altra particolarità geologica è il Lago di Canterno (Fig. 7), un raro esempio di lago carsico, posto sul fondo di una depressione priva di sbocchi verso valle; l’inghiottitoio (detto il “Pertuso”) posto sul fondo del bacino lacustre riusciva in passato a svuotare periodicamente il lago. Oggi il saltuario prosciugamento non avviene più essendo regolato dall’Enel per la produzione di energia elettrica.

Dal punto di vista tettonico l’elemento più importante, è senza dubbio la grande faglia che si estende da Sora a Guarcino, denominata appunto: “Sora-Guarcino”, la quale si sviluppa per una lunghezza di circa 30 km in direzione SE-NW. Questa è una faglia diretta, cioè determina un allontanamento delle due parti in senso verticale, provocando cosi una suddivisione dell’area in: Monti Ernici Nord Orientali (o Alti Monti Ernici) e Sud Occidentali, con una differenza di quota tra i due settori di 1000-2000 m.

ESCURSIONE CONSIGLIATA

Un’escursione che permette di ammirare la successione di formazioni rocciose dei Monti Ernici e nel contempo osservare la strabiliante interazione tra rocce ed agenti erosivi, è il sentiero che parta da località Ponti Santi, nel comune di Collepardo (oltre la Certosa di Trisulti) e risale il sentiero verso la Sorgente di Capo Fiume.

Il periodo migliore per l’escursione è la tarda estate quando il livello del fiume diminuisce e i guadi sono più semplici. Ci si inoltra in una stretta gola, la cui caratteristica più affascinante è senza dubbio il suo aspetto ancora selvaggio, per poi uscire nella piccola valle poco distante dalla sorgente. Dall’inizio del sentiero si incontrano calcari sempre più antichi man mano che si prosegue verso la Sorgente/Valle dell’Inferno.

Infatti dalla partenza, fino all’inizio della gola (Fig. 8), si incontrano calcari del Cretaceo ( circa 100 m.a.f.), seguono calcari del Giurassico medio-superiore (150 m.a.f) e quindi calcari del Giurassico inferiore (180 m.a.f.). Arrivati nella Valle dell’Inferno infine, si osservano rarissimi Calcari e Dolomie del Triassico (oltre 200 m.a.f.) di colore grigio-biancastri e dall’aspetto farinoso, in alcuni casi cristallini.

Il ritorno è lungo il sentiero dell’andata.

VANTAGGI ECONOMICI DA UN PARCO

L’istituzione di un Parco Naturale dei Monti Ernici permetterebbe anche la valorizzazione economica dei tesori geologici di queste zone. Ne è un esempio la formazione calcareo/dolomitica nel comune di Filettino, per studiare la quale arrivano stage da diverse università italiane ed estere (es. olandesi e belghe). Il parco consentirebbe quindi di pubblicizzare tali ricchezze in maniera ancora più incisiva ed efficiente, valorizzando e promuovendo (attraverso reclamizzazioni, accordi, e collaborazioni con un maggior numero di università, musei, associazioni, consorzi, etc.) tali siti. Permettendo quindi di convogliare studiosi, ricercatori e turisti negli alberghi del territorio del parco.

Tutto ciò potrebbe essere applicato, ad esempio, anche al deposito fossilifero di Rudiste di Campo Catino, al lago carsico di Canterno e all’impronta di dinosauro di Vico nel Lazio.

Per valorizzare tali siti è pero indispensabile proprio l’istituzione di un parco che sarebbe l’interlocutore principale, sia per le sue competenze in ambito tecnico-scientifico, sia per i contatti privilegiati che avrebbe con istituzioni, musei, università, associazioni, agenzie turistiche, etc.

Dott. Costantini Stefano

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