Caratteristiche geomorfologiche (2/2)

MORFOLOGIA CARSICA

Il Carsismo nei Monti Ernici (molto intenso ovunque), assume grande importanza contribuendo al modellamento di grandi aree come Prato di Campoli, Campo catino (Fig. 1 e 2), vetta di M. Viglio (la sua conca) e Campovano. Ma è anche il diretto responsabile di molte e affascinanti forme, tra cui, il raro Lago carsico di Canterno, l’altrettanto raro Pozzo d’Antullo, le numerose grotte, le doline (di varie dimensioni e tipologie) e le microforme come: i “Karren” (scanalature e solchi nella roccia) e le Vaschette di Corrosione (Fig. 3).

Le due forme più grandi e appariscenti sono il Lago di Canterno e il Pozzo d’Antullo. Il primo si è originato da una dolina di origine tettonica, cioè,  grazie alla presenza di una faglia, l’acqua veniva convogliata in un determinato punto ove la frattura della roccia e il maggior afflusso d’acqua favorirono lo sviluppo e l’accrescimento della dolina che con il tempo, si ampliò sempre più ed il detrito, insieme al materiale di dissoluzione della roccia carsica ne impermeabilizzarono il fondo. Le scomparse e le altrettante riformazioni del lago, dovrebbero essere circa 12, dovute alle deostruzioni dell’inghiottitoio dal materiale alluvionale. Come detto nell’articolo sulla Geologia, il lago (Fig. 4) è oggi controllato dall’Enel per la produzione di energia elettrica e i prosciugamenti non avvengono più.

Il Pozzo d’Antullo invece deve la sua origine al crollo di una volta rocciosa che sovrastava una grande grotta, a sua volta originatasi da una dolina (l’acqua che filtrava dalla dolina continuò la sua azione di erosione carsica sotto la superficie ingrandendo sempre più la cavita sotterranea fin quando il “tetto” senza sostegno fini per crollare). Le sue dimensioni sono di circa 300 m di circonferenza e 60 m di profondità massima, con belle e grandi stalattiti strapiombanti e con alberi che dal fondo si innalzano anche di 20 m. Molto probabilmente il Pozzo era, ed è, collegato con le Grotte di Collepardo (Fig. 5)  costituendo un unico ed importantissimo (per la sua diversità di strutture e dimensioni) complesso speleologico facilmente visitabile. Quest’ultime grotte sono particolarmente belle e suggestive soprattutto per le grandi stalagmiti e le forme antropomorfe che queste spesso assumono. Altro importantissimo, e molto più grande, complesso speleologico è quello della Valle dell’Agnello/Monte Vermicano costituente la quinta grotta più lunga del Lazio e la settima come profondità. È un complesso visitabile solo da speleologi esperti ma che ci da l’idea di come sia complesso, ramificato, sviluppato il decorso sotterraneo delle acque (vedi articolo Idrografia). Sempre nei pressi di Campo Catino si sviluppa anche la grotta più lunga del Lazio e seconda come profondità: la Grotta degli Urli.

Un’altra rarità carsica è la sorgente/cascata di Zompo lo Schioppo nel comune di Morino, che ha una portata intermittente con i massimi nei mesi primaverili, da qui l’acqua esce da un condotto e dopo qualche metro si getta da una parete con un salto di circa 80 m, costituendo cosi la cascata naturale più alta dell’Appennino.

Le doline, sono presenti come numero, soprattutto alle quote maggiori, con prevalenza di forme a scodella e a piatto, in particolare a Campo Catino se ne possono osservare numerose ai piedi del M. Agnello. Sempre le doline sono in parte responsabili della formazione di Campovano (Fig. 6) una depressione che si è ampliata anche grazie alla fusione di tali strutture. Il fondo di queste formazioni presenta terre rosse (dovute alla dissoluzione della roccia calcarea) e anche materiale proveniente dalle eruzioni del Vulcano Laziale e del Vesuvio.

FORME GRAVITATIVE

Dovute alla forza di gravità, la quale agisce su materiali e rocce che hanno già subito uno o più processi erosivi (ad es: acqua, vento, ghiaccio, neve, variazioni di temperatura, carsismo, etc.).

Le più frequenti sono i Coni e le Falde di Detrito, i frammenti rocciosi generati dalla disgregazione del versante roccioso ad opera degli agenti esogeni, per effetto della gravità, vanno ad accumularsi ai piedi dei versanti, un bell’esempio di Cono di Detrito è al Peschio della Cornacchia (Fig. 7) e sottostante vi è anche presente una piccola frana. Questa per posizione e forma dei massi è presumibilmente da crollo, cioè le rocce si distaccano da una parete molto ripida e il materiale si muove in caduta libera per poi rimbalzare o rotolare.

L’area che più è stata modellata da frane (ed altre forme gravitative come falde e coni di detrito) è però quella del Monte Rotonaria (Fig. 8). Il nome stesso dovrebbe provenire proprio da “rotolare” o “rotonda”(sempre a causa delle frane).

Ai piedi della montagna dove molti corpi franosi sono ormai ricoperti da vegetazione, indice che le frane non sono più attive, vi erano probabilmente sia frane da crollo che da ribaltamento che si staccavano dalle quote medie. Oltre le frane vi si possono osservare diversi ghiaioni (falde di detrito a quote più basse e meno estese) e rupi. Queste sono importanti non solo dal punto di vista paesaggistico ma anche perché costituiscono ambienti a se (più caldi, aridi, assolati e con maggior estremizzazione delle temperature), che fungono da habitat  per altre specie vegetali come ad esempio il Leccio, che usa il calore rifratto dalle rupi calcaree (Fig. 9) per crescere a quote e aree altrimenti a lui impossibili.

FORME NIVALI

Sono dovute all’azione della neve, un bell’esempio è la Nicchia di Nivazione nei pressi di Pozzotello, proprio vicino l’omonimo Passo, un incavo scavato nella roccia in cui si conserva la neve che ne amplia le dimensioni.

FORME EOLICHE

Si può osservare l’azione erosiva, soprattutto su alcune rocce nei Circhi Glaciali, dove il ghiaccio ha favorito la successiva azione del vento. Forme di Accumulo invece si presentano in alcuni prati (es. Campo Catino) dove il vento va a depositare materiale limoso-argilloso di colore rossastro per gli ossidi ferrosi. Questi detti Loess, che si riconoscono perché assumono una forma a gradino con in evidenza l’accumulo di sedimento rossiccio (Fig. 10), possono però passare dall’essere forme di accumulo all’essere erose dal vento e dall’acqua, sono quindi strutture piuttosto precarie.

ESCURSIONE CONSIGLIATA

Si possono proporre almeno 2 escursioni per osservare questi tesori, la prima è la visita al Pozzo d’Antullo e alle Grotte di Collepardo, in questo caso conviene utilizzare l’auto per spostarsi tra i due siti (il trasferimento richiede circa 5 minuti). L’altra escursione, a piedi, è quella che parte dal Valico di Serra S. Antonio nel comune di Filettino e sale fino alla vetta di Monte Viglio (Fig. 11), lungo il percorso si possono osservare quasi tutte le forme geomorfologiche trattate in questi due articoli. L’escursione è di media difficoltà soprattutto per la lunghezza del percorso ma, l’arrivo sulla cima più alta del gruppo e i panorami ripagano totalmente della fatica.

VANTAGGI ECONOMICI DA UN PARCO

La combinazione di tutti questi agenti esogeni nei Monti Ernici ha permesso lo sviluppo di un paesaggio estremamente complesso che potrebbe rispondere perfettamente alle diverse richieste e interessi che può avere un turista. Questo consentirebbe di creare campagne pubblicitarie mirate, ad esempio verso un particolare sport o, sull’opportunità di trovare quello che stimola il proprio interesse scoprendo anche meraviglie inaspettate.

Inoltre tutta questa ricchezza di paesaggi e tesori naturalistici è a solo un’ora da Roma e da un bacino di quasi 15 milioni di persone. Un parco potrebbe cosi convogliare questi flussi turistici verso i paesi e le aree con strutture ricettive creando cosi una reale e florida economia basata sul turismo. Come ribadito anche in altri articoli però, solo un parco attualmente può attirare grandi flussi turistici perché è proprio la presenza o meno di un parco che determina il desiderio e la curiosità in un turista di visitare una zona.

Dott. Costantini Stefano

 

Lascia un commento