LETTERA APERTA
AL COMMISSARIO STRAORDINARIO DELLA PROVINCIA DI FROSINONE
GIUSEPPE PATRIZI

Quanto vale la vita dell’Orso bruno marsicano?
Vale più o meno del “divertimento” di alcuni cacciatori frusinati?

 

Frosinone, 5 settembre 2014

Egr. Commissario Patrizi,
lo scrivente Comitato, e le tante associazioni e persone che vi aderiscono, da diverso tempo si chiede quanto valga, per la nostra società, la vita dell’Orso bruno marsicano. E quanto la sua sopravvivenza, sempre più minacciata dalle pressioni antropiche, sia una priorità per le popolazioni dell’Appennino laziale-abruzzese e per le Amministrazioni che governano questo territorio.

Sicuramente è una priorità per l’Unione Europea, che ha incluso tale specie animale negli allegati II e IV della Direttiva 92/43/CEE, meglio nota come Direttiva Habitat. Altrettanto sicuramente è prioritaria per lo Stato Italiano, visto che ha recepito tale Direttiva facendola propria con il DPR n. 357/97 (poi modificato dal DPR n. 120/2003), e avendo istituito molto tempo prima, ben 90 anni fa, un parco nazionale focalizzato soprattutto sulla tutela dell’Orso (l’odierno Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise).

Così anche la Regione Lazio ha manifestato la condivisione di questa priorità, recependo le norme comunitarie e nazionali nella normativa regionale e avviando l’attuazione concreta di tali norme definendo alcune aree specifiche in cui conservare la specie, la cosiddetta Rete Natura 2000 (SIC Siti di Importanza Comunitaria e ZPS-Zone di Protezione Speciale). Dimenticando però spesso che la Direttiva comunitaria suddetta impone la tutela delle specie di Allegato IV, quale è l’Orso, anche all’esterno della Rete Natura 2000 (SIC e ZPS), cioè in tutto il territorio del suo areale, che nel Lazio interessa buona parte dei rilievi montani nord-orientali della provincia di Frosinone (Monti Simbruini, Ernici, Marsicani e Mainarde). Tale areale è stato ben delimitato dal PATOM, Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano, il quale è stato sottoscritto, oltre che dagli Enti di governo nazionali e regionali, anche dalle Province
laziali, abruzzesi e molisane, tra cui quella che Lei rappresenta.

Ma oltre a questa, preliminare e fondamentale, convergenza di intenti e di atti normativi, la conservazione efficace degli ultimi, pochi, esemplari ancora esistenti dell’Orso bruno marsicano stenta purtroppo ancora a partire.

Lo dimostrano in particolare alcuni recentissimi atti regionali (i Decreti del Presidente della Regione Lazio N.T00216 e N.T00247 relativi al Calendario venatorio 2014/2015) e alcune Deliberazioni da Lei sottoscritte, in particolare la n. 140 del 15 luglio u.s., che approva un Piano di gestione del Capriolo redatto per conto dell’ATC FR1 finalizzato unicamente alla eliminazione di diversi esemplari di detta specie sui rilievi dei monti Ernici e della Val Comino. Tale Piano è assolutamente contestabile, prima di tutto perché non rispetta le norme comunitarie, nazionali e regionali che prevedono, preliminarmente all’approvazione di qualsiasi tipo di piano, programma o attività che possa potenzialmente arrecare un impatto su specie di interesse comunitario (quale è l’Orso), l’espletamento della cosiddetta Valutazione di incidenza (ai sensi della DGR n. 64/2010 in quanto di competenza regionale). E un’attività venatoria svolta in periodi di chiusura della caccia e in ambiti definiti SIC e/o ZPS, o in cui è presente l’Orso può essere indubbiamente impattante per questa specie.

Secondariamente, il suddetto Piano è contestabile in quanto la densità di Caprioli che viene in esso indicata risulta, a nostro parere, abbondantemente sovrastimata. Se fossero così numerosi come lì riportato sarebbe piuttosto facile e frequente osservarli, cosa che invece non avviene quasi mai, anche a chi di noi è assiduo e “silenzioso” frequentatore dei nostri boschi, in tutti gli orari e le stagioni.

Ma ammettendo anche che i numeri indicati siano veri, il Piano prevede una selezione talmente esigua di esemplari (dell’ordine dei 20 capi su popolazioni di circa 600) che evidentemente non è finalizzato ad una riduzione concreta della densità dei Caprioli, quanto piuttosto a dare la possibilità ad alcuni cacciatori di, ci consenta il termine, “divertirsi” anche quando non si potrebbe (fuori stagione) e mirando ad un animale non previsto nella lista delle specie ordinariamente cacciabili.

Per tutto quanto suddetto La invitiamo a:

  • sospendere l’efficacia della Sua Deliberazione n. 140 del 15 luglio u.s.; – approfondire meglio lo status del Capriolo sulle “nostre” montagne, chiedendo il supporto non solo dei cacciatori ma anche di altre figure esperte in materia e che conoscono e vivono queste montagne;
  • richiedere agli uffici competenti della Regione Lazio l’avvio della procedura di Valutazione di Incidenza per il già redatto Piano di Gestione del Capriolo (o quanto meno richiedere la necessità dell’assoggettabilità dello stesso alla Valutazione medesima);
  • infine, di promuovere iniziative concrete volte a conservare gli esemplari di Orso presenti sulle nostre montagne e a favorire la loro stabilizzazione e il loro incremento numerico, al fine di garantire un’effettiva sopravvivenza di questa specie che, nonostante i lodevoli intenti e le normative vigenti, continua a rischiare quotidianamente l’estinzione per mano dell’uomo.

Sperando nella Sua sensibilità e nella volontà di non essere un domani considerato corresponsabile
dell’estinzione dell’Orso dalle “nostre” montagne, Le inviamo cordiali saluti.

Il Comitato per la protezione dei Monti Ernici
(in nome e per conto delle 58 diverse Associazioni che lo compongono)


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