Una serie di dubbi continua ad assillarci:

1) alcuni fra i nostri pubblici amministratori (ultimamente si distinguono Gizzi e Buschini), che ci stanno ammorbando con la storia dei “mostruosi vincoli” (cfr. articolo su La Provincia del 22.02.2015 pag.16) imposti dall’istituendo Parco degli Ernici, fanno finta di non saper leggere oppure non sanno leggere davvero?

2) questi organizzatori di consessi venatori, non conoscono le inoppugnabili verità scritte nei documenti, oppure le conoscono e le nascondono deliberatamente ai cittadini da loro amministrati, ritenendoli degli analfabeti?

3) costoro sanno documentarsi oppure prescindono da tale dovere perché credono di avere a che fare con dei babbei da infinocchiare?

4) sanno di quel che parlano, oppure sproloquiano a vanvera di quel che non sanno?

I dubbi, vi assicuriamo, sono più che leciti.

In questi giorni, infatti, oltre a tutta l’ineffabile sequela di menzogne e di tentativi di terrorizzare i cittadini, si assiste ad un’improvvisa tendenza, una vera e propria “moda”: quella di straparlare delle cosiddette “aree wilderness” individuate come geniale rimedio e miracoloso balsamo da contrapporre ad un “insano” progetto di Parco.

Abbiamo già avuto modo di chiarire che esse non hanno nessuna valenza di conservazione, almeno per i seguenti due semplici motivi:

  • possono essere “eliminate” il giorno dopo essere state deliberate. Senza colpo ferire! E il giorno dopo si possono riprendere tutte le dannose attività vietate il giorno prima con un accordo di facciata! Gli esempi sono innumerevoli e continui. Si svegli il signor presidente della Commissione Bilancio: il re è nudo! Vergognosamente nudo!
  • la fauna, in esse, non gode di alcuna particolare protezione, perché vi è consentita la caccia, sola attività che, egoisticamente, a lor signori interessa.

Tuttavia, continuando e sottacere questi due fondamentali aspetti, costoro insistono per sostenere l’istituzione di queste aree, come valida alternativa al progetto di Parco.

E lo fanno adducendo, fra i motivi, che il Parco stesso “significherebbe la totale impossibilità di sfruttamento del territorio come ad esempio il taglio dei boschi …” (sic!) (cfr. La Provincia del 22.04.2015 pag. 14, intervista a Gizzi).

Ma … costoro ci sono o ci fanno? Da una parte chiedono mano libera per poter “tagliare i boschi” e, nel contempo, sostengono le “aree wilderness” nelle quali quei tagli sono visti come il fumo negli occhi? Se non credono a quanto asseriamo, lo chiedano al Segretario Generale dell’A.I.W., esimio loro ospite nella recente assemblea di Alatri e vero “guru” delle “aree wilderness”. Oppure vadano a leggersi, in proposito, le istruttive “notiziole” pubblicate sulla pagina FB della nominata AIW.

Se ce ne fosse necessità, è l’ennesima riprova che costoro non vogliono il Parco soltanto per poter continuare ad andare a caccia in quei luoghi! Non altro! E il polverone che sollevano serve soltanto a disinformare tutti i loro amministrati!

C’è da tremare al solo pensiero di essere amministrati da costoro!

01.05.2015

Il Comitato per la Protezione dei Monti Ernici


Care amiche, cari amici,

il tema, che è da sempre centrale per il nostro Comitato, sta assumendo un ruolo di grande rilevanza anche presso l’opinione pubblica e molte resistenze alla nostra proposta si stanno pian piano sgretolando. Ce ne stiamo accorgendo in questi giorni attraverso numerosi attestati di adesione alle nostre istanze.

E’ arrivato il momento di dare la spallata decisiva e di far sentire forte la voce di tutte le Associazioni e di tutti i cittadini favorevoli non solo al Parco, ma anche ad un’idea nuova di territorio, fatto di difesa dell’ambiente e sviluppo sostenibile.

Per questo vi invitiamo a partecipare all’Assemblea che si terrà martedì 5 maggio 2015 alle ore 18:00 presso la sede del C.A.I. di Frosinone (C.so della Repubblica, 178). La vostra presenza è fondamentale, per riprenderci il territorio e diventare i diretti protagonisti del suo destino.

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Il Comitato risponde alla lettera aperta sul proposto Parco dei Monti Ernici

Il sig. Segretario Generale dell’Associazione Italiana per la Wilderness continua compulsivamente a chiedersi quali siano gli interessi che la Consigliera Bianchi non dice o nasconde all’opinione pubblica. La cosa, per lui, sta diventando una vera ossessione! Gli rispondiamo con molta semplicità.

Gli ovvii intenti di chi promuove l’istituzione di un’area protetta, e gli scopi che questa persegue, gli dovrebbero essere ben noti da molto tempo, almeno in considerazione del fatto che lui stesso, in passato, ha pensato bene di svolgere la sua vita lavorativa come dipendente di aree protette, il che, fra l’altro, gli ha consentito di percepire uno stipendio, di fregiarsi, a perpetua gloria, del fantastico e fantasioso titolo di “già primo studioso sul campo dell’orso marsicano”, nonché di godere di una pensione per la vecchiaia.

Piuttosto, magari anche con il benevolo intento di distrarlo dalla sua ossessiva mania, siamo ora noi a rivolgergli qualche domanda. Quali sono gli interessi di cui lui è portatore e che lui non dice o nasconde all’opinione pubblica? Come mai ha deciso di trascurare la natìa provincia di Savona, per dedicarsi, “anema e core” e a tempo pieno, alle vicende protezionistiche della provincia di Frosinone? Forse pensa che i frusinati e gli abitanti del Lazio, in genere, non siano in grado di esercitare l’autodeterminazione ed abbiano necessità dei suoi illuminati consigli? O forse s’è convinto che il suo compito, non richiesto (oppure sì?) sia quello di fare il “difensore civico” dei Sindaci ernici? O, forse, c’è dell’altro ancora?

Stia tranquillo … non ci deve rispondere: la domanda è del tutto retorica. Il suo presenzialismo, pressoché quotidiano, sotto forma di comunicati, lettere aperte ed esternazioni varie, sta superando ogni possibile comprensione. Ci dev’essere sicuramente un interesse superiore, un’autentica “missione”, forse un “fioretto da mese mariano”, un qualche pegno “per grazia ricevuta”, per indurre una persona a scomodarsi a venire a svolgere la sua opera missionaria e civilizzatrice in queste lande selvagge della Ciociaria, abbandonando la ben più civile Liguria. Si sente forse di essere una sorta di laico Messìa spedito in questa retrograda terra ciociara per squarciarne le tenebre con le sue molteplici ed inconfutabili verità e competenze, che spaziano dal diritto amministrativo all’ars venandi, dalla politica alla biologia/ecologia dell’orso marsicano? I suoi toni, in effetti, potrebbero far pensare così.

Il nostro vate, con ieratico eloquio, lancia addirittura iettatori anatemi: “Un Parco … per morire!”, blatera, senza rendersi conto che, al contrario, un Parco potrebbe resuscitare i nostri centri che, se non sono ancora “morti”, appaiono sicuramente “moribondi”, stando al sempre maggior numero di saracinesche abbassate e di attività abbandonate. Continua sostenendo -essendo egli il solo depositario della Verità- che i valori naturalistici si possono conservare “anche senza un Parco”.

E lo fa fingendo di non conoscere (ma sappiamo che lo sa!) quali siano i quotidiani attentati qui perpetrati ai danni di quei valori, che sono sempre più in pericolo. Attività di fuoristrada, bracconaggio, progetti demenziali … sono soltanto quelli più frequenti ed evidenti!

Soltanto un’efficace sorveglianza potrà tentare di debellare queste incivili attività: non certo una delle sue fantomatiche “aree wilderness”, che oggi ci sono e domani svaniscono senza colpo ferire, lasciando tutto com’era … se non peggio. Dobbiamo ricordarglielo ancora una volta? Ancora lui -con sfrontatezza … o peggio- arriva a sostenere che “i poteri legislativi di salvaguardia messi in atto dal Governo regionale e/o da quello statale sarebbero -udite, udite- antidemocratici”. Caspita … che visione!! … brutto segno!!

E ancora: “Gli abitanti locali a soffrire per i vincoli che gli rovinerebbero per sempre la vita. E gli amministratori locali a dover poi affrontare in prima persona le proteste dei propri cittadini …! Perché è ad essi che i cittadini poi si rivolgerebbero!” Ma di quali vincoli straparla questo personaggio?

Vincoli (per noi sacrosanti) già ne esistono in abbondanza sugli Ernici (sarebbe lungo e noioso elencarli qui). Il Parco anzi, in proposito, svolgerà una vera e propria opera di benefica compensazione: farà in modo di “tesaurizzare” il capitale naturalistico e paesaggistico consentendo ai Comuni ed ai loro centri abitati (tutti posti al di fuori ed al di sotto dell’area protetta) di beneficiare della ricchezza che li sovrasta, godendo degli interessi senza minimamente intaccare il capitale.

E, poi, a quali cittadini fa riferimento? Noi aderenti al Comitato, ai suoi occhi, non siamo forse cittadini (numerosi) di questi Comuni, di questa Provincia, di questa Regione, meritevoli di essere ascoltati ed esauditi … oppure è convinto (democraticamente?) che soltanto qualche potente lobby a lui più vicina può esercitare certi diritti?

Siamo sicuri che il “birichino”, lui sì, ci nasconda qualcosa! Che cosa sarà? Dobbiamo forse dar peso al fatto che i suoi proclami li troviamo invariabilmente pubblicati sulla “stampa” venatoria? Non vorremmo convincerci che quell’orsacchiotto, che arranca in salita sullo stemma della sua associazione, sia capitato lì per caso, suo malgrado, e non si renda conto del grave pericolo, che corre a seguito della “deriva” presa a dispetto degli “indirizzi” enunciati nel suo Statuto o Documento Programmatico, che dir si voglia.

Stia in pace, si riguardi e … ci raccomandiamo … curi la bile!

Il Comitato per la Protezione dei Monti Ernici

 


SUL PROPOSTO PARCO DEI MONTI ERNICI

LETTERA APERTA ALLA CONSIGLIERA REGIONALE BIANCHI

Ma la Consigliera Bianchi vuole conservare i Monti Ernici o li vuole solo mercificare? E allora, perché ne vanta tanto i valori naturalistici, se questi necessitano solo di essere conservati? Perché essi si possono conservare ANCHE SENZA UN PARCO. Mentre un Parco non può esistere senza vincoli sulla testa della collettività locale! E vorrebbe che questa responsabilità se la prendessero gli amministratori comunali? Lei proponitrice per farsi bella agli occhi dei cittadini di Frosinone o di Roma (che dal Parco avrebbero solo ludici e voluttuari benefici). Gli abitanti locali a soffrire per i vincoli che gli rovinerebbero per sempre la vita. E gli amministratori locali a dover poi affrontare in prima persone le proteste dei propri cittadini per averla accontentata! Perché è ad essi che i cittadini poi si rivolgerebbero!

Non si valorizza infliggendo vincoli o tassando i cittadini (cose in cui sembra essere campione il Suo Partito!). Si valorizza anche con una semplice etichetta di AREA WILDERNESS, che pone l’impegno di salvaguardia nelle sole mani degli amministratori e dei cittadini locali, mentre nel caso di un Parco verrebbero delegati al Governo regionale ed a quello statale che li renderebbe anti-democraticamente inamovibili grazie ad una legge che si sono dati ad hoc.

Se il suo interesse è veramente la salvaguardia dei Monti Ernici (come lo è per noi), perché non si accontenta dei tanti vincoli esistenti e di quelli che l’autonomia locale può autonomamente decidere di darsi e che sono e sarebbero più che sufficienti per la difesa dei Monti Ernici? O la Consigliera Bianchi ha altre mire? Altri obiettivi, magari non dichiarabili pubblicamente?

Un barattolo di marmellata si vende con un etichetta di qualità, ed etichetta di qualità può essere tanto PARCO REGIONALE quanto AREA WILDERNESS. Solo che la prima ha dei costi per la collettività locale che non ha  la seconda. E allora, perché insistere per la prima? Quali sono gli interessi che la Consigliera Bianchi non dice o nasconde all’opinione pubblica?

Franco Zunino
Segretario Generale AIW