COMUNICATO STAMPA 

DANIELA BIANCHI

GRUPPO PD REGIONE LAZIO

 

dbalatriPARCO ERNICI: APPELLO A CITTADINI E IMPRESE: SAPETE COSA RISCHIAMO DI PERDERE?SINDACI APRANO CONFRONTO E ASCOLTINO ALTRE VOCI OLTRE ALLE PICCOLE LOBBY GIUBILEO E EXPO GRANDI OCCASIONI PER RILANCIO TERRITORIO CON I CAMMINI E L’ACCOGLIENZA

-La valorizzazione di un’area naturale rappresenta una imperdibile occasione di sviluppo che non possiamo perdere.  In un momento in cui c’è  una forte espansione del turismo naturalistico, in cui la Regione e l’Europa investono in questo settore,  in cui l’Italia è al centro del mondo con l’Expo e il Giubileo, possiamo permetterci di perdere un simile treno? Siamo davvero consapevoli che è necessario lavorare al cambiamento radicale di questa terra, o vogliamo continuare ad essere ostaggio di piccole lobby?-

Queste le dichiarazioni di Daniela Bianchi, consigliera regionale del gruppo PD e prima firmataria della proposta di Legge per l’istituzione del Parco dei Monti Ernici,  in occasione dell’evento “La via Benedicti e il Parco dei Monti Ernici” organizzato da Cai di Alatri nella gioranta di ieri. Un evento molto partecipato, in cui sono intervenuti, tra gli altri, Silvio Campoli del Cai di Alatri, Paolo Piacentini, responsabile dei Cammini Storici nel Ministero dei Beni Culturali e Antonio Carrara,  Presidente Parco Nazionale D’Abruzzo

-Insieme alle associazioni, abbiamo lanciato più volte l’appello ai sindaci per sedersi ad un tavolo e ragionare sulla nascita di un Parco per la valorizzazione dei Monti Ernici, ottenendo da alcuni il rifiuto totale anche solo nell’aprire una discussione. Questa volta mi rivolgo direttamente ai cittadini, alle imprese in difficoltà e alle varie associazioni di categoria. Da loro vorrei sapere se sono consapevoli dei vantaggi che potrebbero avere dalla valorizzazione di quest’area. Parlo di posti di lavoro legati all’accoglienza, alla cultura e all’enogastronomia e alla farmaceutica (viste le tante erbe officinali presenti nei nostri monti). Parlo di un’area che coinvolge i Comuni di Alatri, Collepardo, Fiuggi, Guarcino, Monte San Giovanni, Sora, Vico nel Lazio, Trevi nel Lazio e Veroli, area che al 99,3% è composta da ambienti naturali e già soggetta a vincoli, che con il parco si tramuterebbero invece in occasioni.

Possiamo permetterci di rinunciare a una cosa del genere in un territorio che ha una disoccupazione giovanile del 44% e generale al 15%? I dati ci dicono che nelle aree parco, se ben gestite, le cose vanno diversamente.

Nei parchi i giovani hanno più occasioni di fare impresa, con una percentuale del 13,1% di attività condotte da Under35 grazie a un’accoglienza innovativa dei turisti, di ristorazione a km 0, di attività legate alla green economy e capaci di creare un aumento del PIL di circa 8mila euro per singolo cittadino.

A questo si lega un ripopolamento dei piccoli centri legato anche all’attrattività del brand “parco”, che si tramuta in un aumento di valore delle singole proprietà private.

dbalatri3La realtà è che da qui ai prossimi mesi ci sarà una forte richiesta di accoglienza grazie al Giubileo. Una vetrina unica per presentare al meglio il nostro territorio al mondo. Un momento spirituale voluto da Papa Francesco, che dovrà farci trovare pronti, rendendo fruibili e in rete le nostre aree naturali, i cammini, le certose e le bellezze artistiche della provincia. Dalla via Francigena, alla via Benedicti, abbiamo tutte le carte in regola per far innamorare della nostra terra i turisti italiani e stranieri.

Non a caso, come ci ricorda oggi il Sole 24 ore nell’articolo “La Geografia dei Territori”,  a Expo tra i 14 microtemi del padiglione Italia ci sarà anche quello della dorsale appenninica, che punta sulle attività gestite da giovani, sul ripopolamento e valorizzazione della rete dei piccoli borghi, sulla funzione produttiva dei parchi e sul Paesaggio come trama che connette il cibo, cultura e turismo.

Gli altri Paesi non hanno la nostra bellezza, eppure continuano a crescere nel turismo perché capaci di accogliere e dare servizi a chi arriva. Noi invece, ancora  non riusciamo a farlo perché percepiti come una “Mecca” da visitare una volta sola nella vita.

Da qui faccio l’ultima domanda al territorio:  vogliamo muoverci e seguire da subito altri esempi virtuosi come Assisi o il cammino di Santiago de Compostela,  o vogliamo rimandare a chissà quando lo sviluppo delle nostra terra, lasciando che a deciderlo sia uno sparuto gruppo di persone che ha a cuore solo i propri interessi?

–Ufficio Stampa Consigliera “Per il Lazio” On. Daniela Bianchi

Rif. Marco Campagna
Mail ufficiostampadanielabianchi@gmail.com
Tel. 347.8879846


Un Parco per gli Ernici, che dia il dovuto risalto al valore naturalistico e ambientale del territorio appenninico compreso nella parte nord della provincia, lo aspettiamo oramai da troppo tempo, ma, proprio in ragione del tempo passato, l’esigenza di istituire quest’area protetta è diventata sempre più pressante, prima che danni irreparabili ne stravolgano l’unicità.

Perché un Parco è lo strumento più adeguato per gestire, in maniera condivisa, la natura ricca e generosa di questa parte dell’Appennino abitata da rarità faunistiche (prima fra tutte Ursus arctos marsicanus) e botaniche, e ricoperta da foreste antiche, che ornano montagne maestose. Un Parco, nella moderna declinazione, che nel nostro Paese deriva dalla corretta applicazione della legge 394/91, è anche una speranza per un’economia basata sulla sostenibilità e sull’uso consapevole delle risorse naturali: questa speranza dobbiamo coltivarla attraverso l’istituzione del Parco dei Monti Ernici per il bene di tutti i cittadini qui residenti, meritevoli di vedere riconosciuto il diritto alla tutela della natura e della biodiversità: un bene comune necessario al pari di altri diritti, che rischiano di essere negati o violati. Il valore naturalistico degli Ernici non è in discussione: è stato ampiamente certificato da studi e ricerche di numerosi scienziati (naturalisti, geografi, geologi, ecc.), particolarmente nel corso degli ultimi due secoli, ed è stato ben pubblicizzato dal recente BioBlitz 2014.

Un Parco, inoltre, trasformerebbe in pregevoli opportunità la lunga serie di vincoli ambientali, peraltro opportuni e necessari, cui il territorio è già sottoposto, quali, a puro titolo d’esempio:

a) Direttiva CEE 43/92 dell’Unione Europea: nell’ambito della Rete Natura 2000, questo territorio ospita alcuni Siti d’Importanza Comunitaria (SIC) e una vastissima Zona di Protezione Speciale (ZPS);

b) Decreto Ministeriale 22-5-85 (Dichiarazione di notevole interesse pubblico della Zona Monti Simbruini-Ernici)

In relazione agli impegni sottoscritti dalla Regione Lazio nel PATOM (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano), dobbiamo anche doverosamente menzionare quelli da essa assunti nella D.G.R. 463 del 17.12.2013.

Gli Ernici rappresentano un comprensorio unico, omogeneo e fortemente integrato, che, per la tutela degli ecosistemi, del regime delle acque, degli equilibri naturali in generale, ma anche per la valorizzazione degli aspetti storici, sociali e culturali in esso insiti, richiede uno strumento unitario di gestione e governance. Per questo proponiamo di istituire il Parco dei Monti Ernici che andrà, fra l’altro, a costituire un’area protetta unitaria dell’Appennino centrale, avendo a nord-ovest l’attuale Parco Regionale dei Simbruini, ad est il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e a nord la Riserva Naturale abruzzese dello Zompo lo Schioppo.

Il comprensorio degli Ernici è un’area montana e come tale, secondo il Nordregio Report 2004 “Mountain areas in Europe” offre: risorse idriche, diversità biologiche, culturali, agro–alimentari, potenzialità turistiche e ricreative, e rientra nelle aree caratterizzate da svantaggi geografici o naturali ma contemporaneamente ricche di risorse ambientali, culturali, naturali, per le quali la politica di coesione europea prevede strumenti finanziari per migliorare l’accessibilità, promuovere

e sviluppare le attività economiche connesse al patrimonio esistente, incoraggiare l’uso delle risorse, incoraggiare il turismo sostenibile.

Questa proposta, che ricade pienamente nell’articolato della L.R. 394/91 (in modo da poter beneficiare dei vantaggi previsti per le aree protette dall’art.32 L.R. 29/97), riprende il lungo lavoro messo in atto da generazioni di ambientalisti che, con lungimiranza e caparbietà, hanno proposto e tenuto vivo quest’obiettivo, che oggi è molto condiviso tra le popolazioni. E’ oramai opinione diffusa che il Parco sia un’occasione irrinunciabile per porre un freno al rischio di perdere valori unici di biodiversità, e al contempo rappresenta una risposta organica per fermare l’abbandono e lo spopolamento di un territorio, che vede troppi giovani costretti a trasferirsi per avere una possibilità di vivere decentemente. Il Parco rappresenta una strategia unitaria di valorizzazione dei Monti Ernici sul piano dello sviluppo delle sue grandi potenzialità agro–alimentari, turistiche e ricreative, alla stregua di quanto avviene per altre aree, che hanno saputo valorizzare queste risorse. Fra l’altro, la nuova programmazione della Regione Lazio, EU 14/20 individua come asset la Via Benedicti, che, inserita ampiamente nel territorio, può divenire un progetto integrato per la conservazione degli ambiti naturali e la valorizzazione del sistema delle aree protette dell’Appennino laziale.

L’istituzione del Parco permetterebbe, infine, di dare piena attuazione, anche in questo comprensorio, al progetto “APE–Appennino Parco d’Europa” e alla Convenzione degli Appennini. Significherebbe rilanciare la provincia attraverso una nuova immagine, di riscoperta della natura e delle sue potenzialità di sviluppo locale. Il periodo storico che stiamo vivendo è caratterizzato da una devastante crisi economica, che si ripercuote pesantemente sui lavoratori e sulle imprese ciociare e, in particolar modo, nell’area nord della provincia.

PER QUANTO SOPRA ESPOSTO,
I SOTTOSCRITTI ENTI ED ASSOCIAZIONI DEL MONDO CIVILE E DI CATEGORIA,

CONSAPEVOLI,

a) dell’incommensurabile ricchezza naturalistica, paesaggistica ed ambientale del comprensorio dei Monti Ernici;

b) del grande valore storico, culturale e sociale dell’intera area, in cui la millenaria presenza umana si manifesta in mirabili paesi ed in siti storici ed artistici pregevoli ed unici;

c) delle preziose risorse costituite dalle riserve idriche, che riforniscono gran parte del Frusinate, strategiche per la vita stessa di noi tutti e meritevoli di assoluta tutela;

d) che gli Ernici rimangono inspiegabilmente fra i pochi importanti gruppi montuosi (forse l’unico) dell’intera dorsale appenninica a non essere interessati da un’area protetta che li tuteli;

e) che l’istituzione del Parco regionale, può rappresentare una formidabile opportunità di sviluppo economico e sociale per le popolazioni locali in un territorio, che più di altri soffre oggi della crisi economica e dell’assenza di prospettive, attraverso la gestione sostenibile delle sue ricchezze naturali, riconoscendo loro, tra l’altro, il ruolo di custodi di queste ricchezze;

TUTTO CIO’ PREMESSO,
S’IMPEGNANO

a promuovere un dibattito pubblico con le comunità locali interessate e a sostenere, presso la Regione Lazio, la proposta di legge regionale n°207 del 28.10.2014 (prima firmataria On. Daniela Bianchi) e le procedure necessarie per l’istituzione del Parco regionale dei Monti Ernici, che s’inserisca a pieno titolo nel progetto generale di riordino dei parchi regionali.

Frosinone lì 23-02-2015

(Scarica il manifesto in formato PDF)


Nostro malgrado ed al solo fine di ripristinare una serie d’incontrovertibili verità sulla questione inerente la protezione dei Monti Ernici, dobbiamo replicare ai comunicati, che un gruppo di associazioni venatorie, coordinate e capitanate dall’agguerritissima Wilderness Italia, con rancoroso livore, sta divulgando per ogni dove con l’unico intento di tutelare i propri gretti ed egoistici interessi venatori, mistificando con improbabili argomentazioni i fini ed i contenuti della relativa proposta di legge n°207 del 28.10.2014 .

Proposta che noi sosteniamo, al contrario, nell’interesse dell’intera comunità: locale, provinciale, regionale, nazionale e sovranazionale!

Proposta che mira alla tutela ed alla conservazione delle numerosissime preziosità naturalistiche qui presenti, quotidianamente messe a rischio da ogni sorta di diffusi comportamenti illegali, che vanno dal bracconaggio alle scorribande di mezzi a motore fin sulle vette. I Monti Ernici sono unanimemente indicati, dalla comunità scientifica, come uno dei territori che, solo se opportunamente protetti, saranno determinanti per la salvezza della residua popolazione di orso bruno dell’Appennino (Ursus arctos marsicanus), in quanto costituiscono una fra le più importanti aree di connessione fra il PNALM ed i più idonei territori adiacenti. La Regione Lazio (così come la Provincia di Frosinone) ha da tempo aderito a quel Piano d’Azione (PATOM), che vuole intraprendere concrete azioni di tutela nei confronti di quest’entità faunistica unica al mondo, per la quale dovrebbero essere accantonati tutti i più meschini egoismi, specialmente se ci si professa “veri amanti della natura”.

E la Regione Lazio stessa si è più volte espressa per una necessaria tutela dell’orso e degli Ernici, in quanto questi sono fondamentali ed imprescindibili per assicurare un futuro al raro plantigrado. Ci corre qui l’obbligo di ricordare ai nostri interlocutori un dettaglio che non dovrebbe sfuggir loro e che ci pare molto significativo: il 28 maggio di quest’anno è stato siglato un accordo fra il Minambiente e le Associazioni Venatorie Nazionali (le loro “case madri”), mediante il quale quest’ultime si assumono impegni per contribuire alla conservazione dell’orso, in sintonia con quanto previsto dal PATOM e dal Protocollo d’intesa per la sua attuazione.

Il percorso seguito dal nostro Comitato, quindi, s’inserisce in un alveo già individuato a livello regionale e nazionale, per il quale esistono anche impegni cogenti nei confronti della Comunità Europea. In parallelo, il Comitato stesso ha intuito le notevoli opportunità di benefiche ricadute socio-economiche sulle comunità pedemontane degli Ernici e l’On.le Daniela Bianchi si è dimostrata eccellente interprete e sostenitrice di tutto ciò.

Ma si sa: non v’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Questa nostra replica, fra l’altro, trae spunto dalla pagina Facebook (17 dicembre ore 11:30) di Wilderness Italia, in cui si vaneggia di una presunta “faida” esistente con il nostro Comitato. Avrebbero potuto scegliere decine di altri termini per definire le diverse posizioni che ci caratterizzano, ma no … hanno scelto la parola “faida”, che qualifica di per sé (ancora una volta e se ce ne fosse necessità) la serenità d’animo di questi interlocutori.

Hanno parlato di “faida” raccontandoci di un accordo intercorso con il Comune di Vico nel Lazio per l’istituzione di una cosiddetta Area Wilderness nel suo territorio.

Invitiamo i gentili lettori a cercare nel panorama giuridico-legale italiano una forma di tutela che prenda il nome di “Area Wildrness”. Troverete Oasi di Protezione, Riserve Naturali, Parchi Regionali, Parchi Nazionali, ecc., ma non Aree Wilderness. Non le troverete semplicemente perché … non esistono!

Quest’ultime, malamente scopiazzate dalla ben diversa realtà degli Stati Uniti d’America e calate nel nostro Paese dall’ossessivo protagonismo dell’onnipresente ed onnisciente segretario generale dell’AIW, sono giuridicamente irrilevanti, inconsistenti e inesistenti: non offrono, in sintesi, alcun tipo di protezione. Non sono altro che accordi non vincolanti tra i comuni, sui cui territori queste aree insistono, e la proponente associazione venatoria AIW. Sono degli autentici “specchietti per le allodole” (è proprio il caso di dirlo, visti i promotori) utili per far sembrare oro lucente il vilissimo stagno e per trarre in inganno i benpensanti. Oggi si fanno … domani si disfanno, senza colpo ferire. Se vi foste domandati per quale motivo si siano affrettati a “crearne” un’altra sui M. Ernici, beh, crediamo vi siate già dati una esaustiva risposta.

E che questi accordi non siano vincolanti e le relative aree interessate siano impalpabili ed evanescenti, incredibile ma vero, lo ha ammesso la stessa AIW, quando, mesi fa, si è rammaricata dell’operato del comune di Sora, che ha deliberato un taglio di alberi in una di queste aree. Oppure quando ha annunciato (15.01.2013) l’abrogazione delle due Aree Wilderness di Cairo Montenotte (SV) per analoghi motivi di sfruttamento forestale. Oppure quando, sulla medesima pagina FB (17.12.2014 ore 20:55), racconta di voler istituire nuovamente, nel Comune di Mignano Montelungo (CE), un’Area Wilderness (udite, udite!) già abrogata da una precedente amministrazione. Ed altri casi potremmo elencare! Verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere!

E quest’allegra anarchia viene spacciata per “democrazia” ed “autodeterminazione”!

Questa è soltanto una delle frottole che l’AIW & Co., con i loro comunicati, vorrebbero propinarvi spacciandole per verità assolute.

Ignorano deliberatamente che la nostra proposta di istituire un’area protetta sugli Ernici è, essa sì, una proposta sorretta da una partecipazione “dal basso” molto ampia, condivisa e democratica, costituita dall’adesione (ad oggi) di ben 59 diverse associazioni di ogni estrazione e di svariate centinaia di adesioni individuali. E democraticamente ne stiamo percorrendo il previsto e dovuto iter!

Non dicono il vero neppure quando continuano a sostenere imperterriti che la superficie delle aree protette (quelle vere) in provincia di Frosinone ha superato la soglia massima del 30% della superficie agro-silvo-pastorale provinciale: è vero l’esatto contrario. Attualmente siamo circa al 14%, e anche con l’istituzione del Parco dei Monti Ernici supereremmo di poco la soglia minima del 20%, lasciando ampio margine per istituirne anche altre. Questi sono, a tutt’oggi, i dati ufficiali della Regione Lazio! E sono facilmente reperibili alle pagg.41-42 del documento “Definizione dell’insieme delle aree di reperimento per il Piano Regionale delle Aree Naturali Protette – Analisi e valutazioni”: è sufficiente cercarlo e saper leggere quel che c’è scritto!

Non dicono il vero neppure quando agitano lo spauracchio dei presunti vincoli imposti all’agricoltura e all’edilizia. Tracciando i confini proposti, sono state volutamente escluse tutte le aree urbane e gran parte delle terre agricole, che potranno essere coltivate esattamente come ora, e i cui prodotti potranno magari godere di un marchio di origine protetta. Nei centri urbani potranno continuare a fare e disfare a loro piacimento, esattamente com’è avvenuto fino ad oggi.

Mentono parlando di presunti vincoli alla pastorizia, che si potrà continuare a praticare secondo le regole attualmente vigenti e i cui prodotti, al contrario di oggi, potrebbero fregiarsi di marchi di qualità, così come i prodotti agricoli.

Vaneggiano quando parlano di verificare se la Regione Abruzzo (sic!) intenda procedere all’istituzione del Parco degli Ernici (!?!?): parlano a vanvera di cose che non conoscono e che non hanno nessuna voglia di conoscere e verificare, perché, per loro, semplicemente, “questo Parco non s’ha da fare”. E ne conosciamo i motivi!

Arrivano, infine e per colmo d’inverecondia, a suggerire all’On.le Daniela Bianchi (di cui osano mettere in dubbio la buonafede) che “avrebbe dovuto interpellare l’Abruzzo su quella “economia della bellezza” e sui miracolosi benefìci economici dei numerosi Parchi in quella Regione”. Vivono forse, i nostri eroi, su un pianeta esterno alla nostra galassia? Sono al corrente del fatto che mentre i nostri paesi stanno morendo d’inedia ed ogni giorno c’è una saracinesca che s’abbassa per sempre, nei centri del vicino PNALM accade ancor’oggi l’esatto contrario?

Nel tentativo di fornire un traballante sostegno alle loro insostenibili tesi, i “nostri” si aggrappano pure alla vicenda dei dipendenti indagati nel Parco dei Simbruini, come se un Ente possa essere abolito per il solo fatto che alcuni (anche se molti) suoi dipendenti vengano indagati. Se così fosse, ci chiediamo quali e quanti Enti di questo povero Paese potrebbero sopravvivere. I comportamenti illeciti sono certamente da perseguire e da condannare severamente con il contributo di tutta la società, così come lo sono le semplicistiche e qualunquistiche argomentazioni addotte da chi un Parco non lo vuole soltanto perché gl’impedirà di continuare a fare i propri egoistici interessi.

Nel nostro caso, poi, è paradossale e comico ( … altro che Totò) che queste posizioni siano sostenute anche, se non soprattutto, da uno dei firmatari della lettera aperta. Una persona che nei Parchi ha costruito tutta la sua vita e dal nobile spirito dei Parchi -poverino- non è riuscito a ricavare null’altro se non un incontenibile desiderio di protagonismo ad oltranza, che lo porta a travalicare e sconfessare anche il dettato del documento programmatico della sua stessa associazione.

“Ma ci faccia il piacere …!! ”

30 Dicembre 2014

Il Comitato per la Protezione dei Monti Ernici

APPROFONDIMENTI:


di Piero Lancia (CAI Frosinone)  – lo scorso 28 ottobre è stata depositata, presso la Regione Lazio, la proposta di legge avente come oggetto l’istituzione del Parco Regionale dei Monti Ernici. E’ il primo punto fermo, il primo traguardo, seppure parziale, raggiunto dal Comitato per la protezione di questa montagne, ottenuto anche grazie all’impegno dell’onorevole Daniela Bianchi, primo firmatario di questa proposta di legge.

La storia però parte da molto lontano. Sono passati più di quaranta anni da quando, nell’ormai lontano 1973, Il CAI di Frosinone pubblicò la sua proposta per una riserva naturale dei Monti Ernici. Erano anni in cui il sentimento della protezione ambientale era ben poco diffuso nell’opinione pubblica; erano anni in cui si era ancora sulla scia di quel boom economico, che aveva portato sì un’ondata di benessere anche nelle regioni del centro-sud, ma che aveva anche indotto una espansione turistica incontrollata e, a volte, nociva. Sono state costruite in quell’epoca tante strade inutili e tante seconde case sulle montagne di Appennino, in buona parte ormai abbandonate. Erano anni in cui si inseguiva un modello di sviluppo turistico che si sarebbe rivelato perdente, almeno a giudicare dallo stato di degrado, se non di definitivo abbandono, in cui languono alcune piccole stazioni sciistiche. Dovevano passare ancora venti anni fino all’istituzione dei parchi che oggi proteggono molti dei gruppi montuosi d’Appennino: in quel lontano 1973 esisteva il solo Parco nazionale d’Abruzzo, istituzione fondamentale nella storia italiana della protezione dell’ambiente montano.

Anche per questo motivo, quella proposta formulata allora dai soci CAI appare, oggi, una felice intuizione.

Oggi la base dei sostenitori del parco si è enormemente allargata: al Comitato per la protezione dei Monti Ernici, coordinato dall’infaticabile Gaetano “Nanni” De Persiis, aderiscono ben 57 associazioni, radicate principalmente nella regione Lazio, se non proprio in provincia di Frosinone. Questo è un segno tangibile di come le risorse naturali siano oggi vissute come un bene comune da preservare. La proposta di legge individua come finalità dell’istituendo parco la conservazione degli habitat naturali ma anche la valorizzazione delle risorse culturali e l’incentivazione delle attività economiche compatibili, legate al territorio.

Chi le frequenta sa che sono montagne ricche di flora e fauna, ricche di biodiversità e che conservano anche un notevole patrimonio storico e paesaggistico. Sono montagne abbastanza vicine alla città, quasi lambite dall’autostrada del Sole: sono quindi di facile accesso e ciò rappresenta un vantaggio e una minaccia. Un vantaggio perché, ovviamente, possono attirare facilmente visitatori in tutte le stagioni dell’anno: la chiave di successo di un futuro parco sarà proporre un’offerta che stimoli curiosità, indirizzi la conoscenza degli ambienti naturali e dei centri pedemontani, con la loro storia e le loro tradizioni. La scommessa del parco sarà però la capacita di indirizzare la frequentazione dei monti Ernici sui binari del rispetto dell’ambiente: c’è da augurarsi che la nascita del parco coincida con un rafforzamento dell’idea dell’ambiente montano come bene di tutti e ciò rappresenti la fine di pratiche contrarie a questi principi: prima fra tutte, il proliferare di mezzi motorizzati sulle sterrate dei monti Ernici.

La strada verso l’istituzione del Parco Regionale dei Monti Ernici è ancora lunga, siamo appena all’inizio, e ancora più tempo ci vorrà per vederne gli effetti pratici; però, finalmente, l’idea che anche questo gruppo montuoso meriti una tutela, come le grandi montagne d’Abruzzo, sembra farsi strada nell’opinione pubblica come nelle istituzioni.

Chi ha a cuore la tutela di questi monti può informarsi ulteriormente sul sito del  Comitato per la protezione dei Monti Ernici, http://www.comitato-ernici.org/

Il testo della proposta di legge per l’istituzione del Parco Regionale dei Monti Ernici è disponibile sul sito della Regione Lazio:

http://atticrl.regione.lazio.it/proposteLegge_dettaglio.aspx?id=207#.VH7S5ZuLdYE

(fonte: Appenninico.it)