Pubblichiamo di seguito la replica del Comitato alle recenti esternazioni di AIW, ATCFR1 e URCA in merito alle nuove disposizioni a tutela dell’orso marsicano inserite nel calendario venatorio della Regione Lazio.

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Sarebbe ora che l’esimio Segretario Generale dell’A.I.W. (noto satellite dell’ambiente venatorio), trovasse coerenza fra quanto scritto nel suo stesso “Documento Programmatico” e quanto, al contrario, divulgato nelle sue reiterate e ormai stucchevoli esternazioni (spesso condivise e firmate dai suoi sodalizi di riferimento, quali l’ATC FR1 e l’U.R.C.A.).

In quel documento, che v’invitiamo a leggere con attenzione, fra l’altro si legge:

“ Punto 2 – WILDERNESS COME MAGGIORE RISPETTO DELLA NATURA

l’uomo deve visitarla (la natura) sempre pronto a tirarsi indietro non appena divengano evidenti i segni del mutamento che la sua presenza le arreca, che vanno dalla degradazione ambientale al disturbo della fauna, alla perdita di certi stati di pace e solitudine (che sono un diritto della fauna prima ancora che nostro)

…L’esempio più lampante è la rivalità tra naturalisti e cacciatori. I primi vorrebbero abolire del tutto la caccia, vista come attività rivale ai loro interessi, ma quasi mai si pongono problemi di limitazione alla loro attività di osservazione, studio o ricreazione pur dannose come la caccia in certe situazioni. I secondi, dal canto loro, sono sempre pronti a prendersela col turismo o con gli inquinatori, ma evitano di porre limiti al terribile impatto che la loro categoria infligge alle popolazioni faunistiche (sic!)

Mai avremmo voluto immischiarci nel dettato degli Statuti o Documenti Programmatici di altre associazioni, di cui non facciamo parte. Ma tutto ha un limite!

Leggere le recenti dichiarazioni, ancora una volta smaccatamente filo-venatorie, partorite proprio da chi ha stilato quel “documento” così fermamente critico nei confronti di quella “categoria”, supera ogni possibile sopportazione. Ci piacerebbe sapere cosa sia accaduto nel lasso di tempo che separa l’oggi dal non lontano momento della redazione del ”documento di riferimento” dell’A.I.W.. Qualcuno potrebbe essere così gentile da spiegarlo all’opinione pubblica (e, magari, anche ai soci)?

Per non dire della metodica disinformazione che continua ad essere indefessamente propalata.

Questi signori continuano a sostenere che l’area protetta sugli Ernici verrebbe istituita con l’unico scopo di punire i cacciatori l’unica categoria -loro sostengono- che non ha responsabilità alcuna della riduzione del numero di orsi (mai un caso di uccisione da attività venatoria nell’ultimo secolo!)” (sic!). Non possono non conoscere (se li vadano a rileggere) almeno i lavori di C. Del Principe (1920) e di C. Stelluti Scala C. (1921) in cui si dà ampio resoconto delle cacce all’orso (non bracconaggio!!), che si tenevano in quegli anni nei territori in cui, per fortuna, fu poi istituito il tanto da loro deprecato Parco d’Abruzzo. Un secolo non è ancora passato! E gli orsi (un tempo diffusi in tutto l’Appennino) non sono scomparsi perché morti di freddo! La verità non è il loro forte? Almeno tacciano, invece di riferire fatti non veri!

Così come fanno quando, ancora una volta, insistono nel parlare di “supposta presenza stabile dell’orso sui Monti Ernici (mentre tre anni fa ci fu solo un isolato episodio di erratismo tra i confinanti Monti Simbruini e gli Ernici)”. Ancora una volta, asseriscono fatti non veri, ignorando verità di dominio pubblico: l’episodio, cui fanno riferimento (senza dimenticare precedenti osservazioni), non era di tre, ma di due anni fa; gli orsi erano ben due (e non uno soltanto) e l’ “episodio” stesso non era tale in quanto registrato anche nei successivi due anni! Su altri punti stendiamo un velo pietoso.

Un’ultima notazione. Non sapendo più quali futili e pretestuose argomentazioni addurre contro la protezione degli Ernici e dell’orso, che qui vorrebbe tornare stabilmente e tranquillamente a vivere, ricorrono, infine, ad un vero e proprio tentativo d’intimidazione. Concludono il loro sgangherato proclama con un “ …Perché i cacciatori, come l’elefante, hanno la memoria lunga e sanno capire chi li ha ingiustamente penalizzati.” Con ciò riferendosi, neppure tanto velatamente, al Presidente Zingaretti ed alla sua Giunta. Facendo finta d’ignorare, ancora una volta, che quei voti che il Presidente dovesse eventualmente perdere fra le fila dei cacciatori, li riguadagnerà, almeno quadruplicati, fra le fila di chi non ne può più dei loro saccenti e perenni diktat.

08.08.2014

Il Comitato per la protezione dei Monti Ernici

 


Siamo lieti di pubblicare qui di seguito sul nostro sito l’ultimo comunicato firmato dai dirigenti di tre diverse organizzazioni venatorie, e relativo ai progressi che sta registrando  la  nostra proposta di istituzione di un’area protetta sui  Monti Ernici.

L’impegno affermato nell’ultima delibera della Giunta Regionale del Lazio, e di cui si è discusso ampiamente negli ultimi 6 mesi con le forze politiche, i sindacati e più di 50 associazioni del nostro territorio,  sembra aver provocato a costoro una crisi di nervi. Ce ne dispiace  e, avendo ricevuto nelle ultime settimane  anche le adesioni individuali di alcuni cacciatori,  ci auguravamo  che certi personaggi si fossero finalmente convinti della bontà del nostro progetto e dei benefici che ricadranno sulla nostra comunità, nessuno escluso, compresi loro … evidentemente c’è chi pensa che la tutela degli Ernici possa invece spazzar via privilegi personali e rendite parassitarie. In ogni caso poiché è nel nostro metodo dialogare ed offrire  i punti di vista di tutti abbiamo deciso come del resto  abbiamo fatto in altre occasioni,  di “prestare” il nostro sito a questi signori ed alla loro prosa un po’ sull’isterico.

Vogliamo che tutti leggano e si facciano una propria opinione su di loro e sul livello della loro polemica. Noi non vogliamo infierire: ci sembrano talmente isolati ed  emarginati dal nostro contesto territoriale e sociale che evidentemente hanno perso la calma e strillano forte solo per farsi coraggio … non credendo nemmeno loro a quel che dicono !

Buona lettura !

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E’ in corso di perfezionamento l’iter di approvazione di specifica deliberazione al fine di delocalizzare le zone di caccia al cinghiale denominate FR1AE ed FR1CG al di fuori dei Siti d’Interesse Comunitario (SIC), così come richiesto anche dai competenti Uffici Regionali.”

Questo ci risponde, alfine, la Provincia di Frosinone in esito alle nostre obiezioni (14.10.2013) relative a quelle due “zone di caccia al cinghiale”, che erano state individuate e deliberate all’interno del SIC IT6050011 (Monte Passeggio e PizzoDeta – versante sud) compreso nella ZPS Simbruini-Ernici.

Siamo, naturalmente, soddisfatti che le nostre osservazioni siano state giudicate obiettive e, quindi, pienamente accolte dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Frosinone, ma il nostro impegno si mantiene intatto (anzi, rafforzato) per far sì che le prescrizioni del  P.A.T.O.M. (Protocollo d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano), da tempo sottoscritte da entrambe le Istituzioni sopra citate, trovino piena attuazione nei territori interessati dalla presenza di questo raro e prezioso animale, della cui presenza sulle nostre montagne (laziali e abruzzesi) dovremmo essere orgogliosi e strenui difensori.

Il citato P.A.T.O.M. al punto 5) del paragrafo 2.2, fra le priorità a tutela dell’orso, dice a chiare lettere: “ E’ necessario che questa pratica (n.d.r.: caccia al cinghiale in braccata) sia progressivamente vietata in tutto l’areale dell’orso, partendo immediatamente con le aree critiche di presenza. Restano … accettabili … altre forme di caccia (girata al cinghiale…)”,

Quel “progressivamente”, in verità, suona un po’ beffardo in considerazione del fatto che la sottoscrizione del P.A.T.O.M. risale al 5 luglio 2006, poi approvato il 16 novembre 2009 e ratificato dalla Regione Lazio  con Delibera di Giunta n°117 del 19 febbraio 2010!

Ugualmente, se non di più, ci preme l’attuazione della Direttiva “Habitat”.

Scopo di questa Direttiva (92/43/CE), recepita in Italia con il DPR 8 settembre 1997 n°357 (modificato ed integrato dal DPR 12 marzo 2003 n°120), è la salvaguardia della biodiversità mediante la conservazione degli habitat, della flora e della fauna selvatica in Europa, tema di particolare attualità in questi giorni, che vedono il Ministero dell’Ambiente organizzare in pompa magna la “ Prima conferenza nazionale sulla biodiversità” all’Università La Sapienza di Roma (11-12 Dicembre).

L’orso bruno è inserito nell’allegato II della Direttiva “Habitat” e in allegato B del DPR 357/97, che elenca le specie d’interesse comunitario, la cui conservazione richiede la designazione di Zone Speciali di Conservazione (ZSC), e nell’allegato IV della Direttiva “Habitat” e allegato D del DPR 357, che elenca le specie, che richiedono una protezione rigorosa.

A quando la designazione ed istituzione delle ZSC (dove ogni piano o progetto dovrà essere sottoposto a Valutazione d’Incidenza -art.5-)?

Ci si vuol rendere conto dell’esiguità d’individui di Ursus arctos marsicanus ancora presenti?

Ci si vuol rammentare anche di altre raccomandazioni del P.A.T.O.M.?

Rileggiamo il paragr. 2.2 – punto 2), che recita:

Espansione dell’areale: la popolazione attuale è essenzialmente confinata all’area del Parco e la sua Zona di Protezione Esterna dove si registrano densità naturali o superiori rispetto a quanto conosciuto per la specie. L’area del Parco è del tutto insufficiente ad assicurare anche le minime dinamiche naturali di una popolazione di orsi come dimostrato dagli home-range di alcuni maschi adulti che eccedono la dimensione del Parco e dai frequenti movimenti di dispersione di individui isolati che cercano una espansione dell’areale su tutte le direzioni (Molise, Frusinate, Maiella, Simbruini, Sirente, Gran Sasso e Monti della Laga, Reatino, Sibillini, ecc).

E’ necessario realizzare una graduale espansione dell’areale in grado di assicurare il successo dei movimenti di dispersione e dei nuovi insediamenti  …omissis… E’ necessario pensare e agire per una popolazione appenninica di orso (dai Sibillini al Matese, dalla Maiella ai Simbruini e Ernici), non più per una popolazione del PNALM”.

Il nostro impegno, quindi, continua!


Lo scorso 7 novembre il quotidiano “La Provincia” riportava in un articolo dure critiche, espresse in merito al progetto di tutela dei Monti Ernici, da parte del Sig. Giovanni Crispi, che in tale occasione si presentava come rappresentante della FIPSAS-CONI (Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee) di Frosinone.

Naturalmente siamo consapevoli che ci possano essere attori ed istanze potenzialmente contrari alle iniziative che stiamo portando avanti, ma in questo caso ci è parso a dir poco singolare che tali resistenze provenissero da un organismo che non dovrebbe avere, a priori, particolari pregiudizi nei confronti dell’area protetta, avendo anzi tutto da guadagnare da una situazione di tutela e conservazione ottimale dello stato dei fiumi e dei torrenti che dalle montagne Erniche hanno origine. Ma non è tutto, ci siamo chiesti a che titolo il Sig. Crispi, che incidentalmente è anche consigliere dell’ATC FR1, potesse esprimere un parere autorevole a nome della FIPSAS, non rivestendo alcun ruolo istituzionale all’interno della federazione stessa.

Per questo abbiamo chiesto chiarimenti al presidente della FIPSAS di Frosinone, Riccardo Fioramonti, il quale ha sconfessato in toto le dichiarazioni del Sig. Crispi, confermando che il suddetto non è mai stato autorizzato a parlare a nome della federazione. Si è trattato, insomma, di un maldestro tentativo di portare acqua ad un mulino già arrugginito, da parte di quella chiassosa minoranza che unica e sola dall’inizio della nostra campagna ha manifestato opposizione, spesso ricorrendo a scorrettezze e argomenti fallaci o volutamente distorti.

A beneficio dei lettori, affinché possano constatare di persona il tenore della vicenda, riportiamo di seguito l’articolo originale del 7 novembre, e la risposta del Comitato pubblicata ieri sempre sul quotidiano “La Provincia”.

2013.11.07-FIPSAS La Provincia

2013.11.26 -La Provincia x FIPSAS