Dal 15 agosto scorso è stata autorizzata la prosecuzione della caccia al capriolo sui Monti Ernici ed in Valle di Comino, nonostante l’esito dell’incontro tenutosi a Roma il 15 luglio fra l’ISPRA, il Parco d’Abruzzo, la Provincia di Frosinone, l’ATC FR1, la Regione Lazio e il CFS di Frosinone. Nonostante la sedicente sensibilità del Presidente Pompeo, del consigliere delegato Magliocchetti, e di altri dirigenti provinciali che sembravano volersi stracciare le vesti, si è di nuovo consentita la caccia a quest’innocuo animale, che nessun danno ha mai arrecato alle nostre comunità, in nome di una “selezione”, che è, invece, tutt’altro: puro e semplice sadico divertimento. Le associazioni agricole (e non solo) da anni lamentano i seri danni prodotti dalla moltitudine di cinghiali reintrodotti a fini venatori, che imperversano per ogni dove, ma Provincia e ATC FR1, invece di studiare misure per contenerne il numero, pensano ad abbattere caprioli, per i cui presunti danni non è mai stato necessario pagare un solo centesimo. Si è tentato di dimostrare che “sono troppi”: sono riusciti a far credere che sui nostri monti ce ne siano addirittura 1264 capi, quando ognuno degli assidui frequentatori di questi luoghi sa quanto sia improbabile avvistarne anche uno solo. Eppure no! Sulla base di quel numero abnorme (densità media di quasi 12 capi per 100 ettari –con punte di 40 capi in certe aree campione-, quando nel vicino Parco d’Abruzzo la densità è di appena 0,30 capi per la stessa superficie!) sono riusciti ad ottenere la “licenza di uccidere” ben 74 di quelle delicate creature: maschi, femmine e anche giovani! Ma, come si dice, “il diavolo insegna a far le pentole, ma non i coperchi”. A precisa domanda, l’ATC ha dovuto confessare che erano riusciti ad abbattere un solo capriolo di quei ben oltre mille presenti. “E come mai?” -qualcuno ha chiesto- “Erano talmente tanti che avreste potuto catturarli con il retino per le farfalle!”.

Sapete qual è stata l’invereconda risposta? “La causa è dovuta al diffuso bracconaggio, quantificato orientativamente su base provinciale in centinaia di capi”. Qualcuno ha fatto notare che sarebbe stato quantomeno doveroso denunciare un fenomeno così grave nel momento in cui se ne veniva a conoscenza e non soltanto per “giustificare” l’incongruenza dei dati prodotti. Nessuno, però, (non la Regione, non la Provincia, non l’ISPRA) ha sentito il dovere civile e istituzionale di far notare una cosa che è per noi lapalissiana: se, come è stato pubblicamente asserito dall’ATC, mancano oggi centinaia di caprioli rispetto al loro censimento iniziale (per noi comunque ampiamente esagerato), mancano anche, di conseguenza, le premesse numeriche per autorizzare il proseguimento della caccia medesima!

Ci aspetteremmo, quindi, che la caccia venga immediatamente sospesa e vorremmo anche ascoltare qualche spiegazione da parte di qualcuno, ma non ci illudiamo in proposito.

Vuolsi così, colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare

Pare che, in Provincia di Frosinone, al buon Virgilio si sia sostituito l’influente presidente dell’ATC FR1 al quale non si può (e lui ne è intimamente convinto) dire di no: ogni suo desiderio sembra essere un perentorio ordine da rispettare da parte delle gerarchie politiche e amministrative provinciali, regionali …e non solo!

Vi pare che esageriamo? Crediamo proprio di no: altrimenti come potevano essere impunemente deliberate sia alcune zone di caccia al cinghiale all’interno di Siti d’Importanza Comunitaria, sia la caccia al capriolo senza le necessarie e obbligatorie Valutazioni d’Incidenza?

Per certi “supertecnici” non può essere una semplice (e reiterata) dimenticanza!

18.08.2015

IL COMITATO PER LA PROTEZIONE DEI MONTI ERNICI


Nostro malgrado ed al solo fine di ripristinare una serie d’incontrovertibili verità sulla questione inerente la protezione dei Monti Ernici, dobbiamo replicare ai comunicati, che un gruppo di associazioni venatorie, coordinate e capitanate dall’agguerritissima Wilderness Italia, con rancoroso livore, sta divulgando per ogni dove con l’unico intento di tutelare i propri gretti ed egoistici interessi venatori, mistificando con improbabili argomentazioni i fini ed i contenuti della relativa proposta di legge n°207 del 28.10.2014 .

Proposta che noi sosteniamo, al contrario, nell’interesse dell’intera comunità: locale, provinciale, regionale, nazionale e sovranazionale!

Proposta che mira alla tutela ed alla conservazione delle numerosissime preziosità naturalistiche qui presenti, quotidianamente messe a rischio da ogni sorta di diffusi comportamenti illegali, che vanno dal bracconaggio alle scorribande di mezzi a motore fin sulle vette. I Monti Ernici sono unanimemente indicati, dalla comunità scientifica, come uno dei territori che, solo se opportunamente protetti, saranno determinanti per la salvezza della residua popolazione di orso bruno dell’Appennino (Ursus arctos marsicanus), in quanto costituiscono una fra le più importanti aree di connessione fra il PNALM ed i più idonei territori adiacenti. La Regione Lazio (così come la Provincia di Frosinone) ha da tempo aderito a quel Piano d’Azione (PATOM), che vuole intraprendere concrete azioni di tutela nei confronti di quest’entità faunistica unica al mondo, per la quale dovrebbero essere accantonati tutti i più meschini egoismi, specialmente se ci si professa “veri amanti della natura”.

E la Regione Lazio stessa si è più volte espressa per una necessaria tutela dell’orso e degli Ernici, in quanto questi sono fondamentali ed imprescindibili per assicurare un futuro al raro plantigrado. Ci corre qui l’obbligo di ricordare ai nostri interlocutori un dettaglio che non dovrebbe sfuggir loro e che ci pare molto significativo: il 28 maggio di quest’anno è stato siglato un accordo fra il Minambiente e le Associazioni Venatorie Nazionali (le loro “case madri”), mediante il quale quest’ultime si assumono impegni per contribuire alla conservazione dell’orso, in sintonia con quanto previsto dal PATOM e dal Protocollo d’intesa per la sua attuazione.

Il percorso seguito dal nostro Comitato, quindi, s’inserisce in un alveo già individuato a livello regionale e nazionale, per il quale esistono anche impegni cogenti nei confronti della Comunità Europea. In parallelo, il Comitato stesso ha intuito le notevoli opportunità di benefiche ricadute socio-economiche sulle comunità pedemontane degli Ernici e l’On.le Daniela Bianchi si è dimostrata eccellente interprete e sostenitrice di tutto ciò.

Ma si sa: non v’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Questa nostra replica, fra l’altro, trae spunto dalla pagina Facebook (17 dicembre ore 11:30) di Wilderness Italia, in cui si vaneggia di una presunta “faida” esistente con il nostro Comitato. Avrebbero potuto scegliere decine di altri termini per definire le diverse posizioni che ci caratterizzano, ma no … hanno scelto la parola “faida”, che qualifica di per sé (ancora una volta e se ce ne fosse necessità) la serenità d’animo di questi interlocutori.

Hanno parlato di “faida” raccontandoci di un accordo intercorso con il Comune di Vico nel Lazio per l’istituzione di una cosiddetta Area Wilderness nel suo territorio.

Invitiamo i gentili lettori a cercare nel panorama giuridico-legale italiano una forma di tutela che prenda il nome di “Area Wildrness”. Troverete Oasi di Protezione, Riserve Naturali, Parchi Regionali, Parchi Nazionali, ecc., ma non Aree Wilderness. Non le troverete semplicemente perché … non esistono!

Quest’ultime, malamente scopiazzate dalla ben diversa realtà degli Stati Uniti d’America e calate nel nostro Paese dall’ossessivo protagonismo dell’onnipresente ed onnisciente segretario generale dell’AIW, sono giuridicamente irrilevanti, inconsistenti e inesistenti: non offrono, in sintesi, alcun tipo di protezione. Non sono altro che accordi non vincolanti tra i comuni, sui cui territori queste aree insistono, e la proponente associazione venatoria AIW. Sono degli autentici “specchietti per le allodole” (è proprio il caso di dirlo, visti i promotori) utili per far sembrare oro lucente il vilissimo stagno e per trarre in inganno i benpensanti. Oggi si fanno … domani si disfanno, senza colpo ferire. Se vi foste domandati per quale motivo si siano affrettati a “crearne” un’altra sui M. Ernici, beh, crediamo vi siate già dati una esaustiva risposta.

E che questi accordi non siano vincolanti e le relative aree interessate siano impalpabili ed evanescenti, incredibile ma vero, lo ha ammesso la stessa AIW, quando, mesi fa, si è rammaricata dell’operato del comune di Sora, che ha deliberato un taglio di alberi in una di queste aree. Oppure quando ha annunciato (15.01.2013) l’abrogazione delle due Aree Wilderness di Cairo Montenotte (SV) per analoghi motivi di sfruttamento forestale. Oppure quando, sulla medesima pagina FB (17.12.2014 ore 20:55), racconta di voler istituire nuovamente, nel Comune di Mignano Montelungo (CE), un’Area Wilderness (udite, udite!) già abrogata da una precedente amministrazione. Ed altri casi potremmo elencare! Verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere!

E quest’allegra anarchia viene spacciata per “democrazia” ed “autodeterminazione”!

Questa è soltanto una delle frottole che l’AIW & Co., con i loro comunicati, vorrebbero propinarvi spacciandole per verità assolute.

Ignorano deliberatamente che la nostra proposta di istituire un’area protetta sugli Ernici è, essa sì, una proposta sorretta da una partecipazione “dal basso” molto ampia, condivisa e democratica, costituita dall’adesione (ad oggi) di ben 59 diverse associazioni di ogni estrazione e di svariate centinaia di adesioni individuali. E democraticamente ne stiamo percorrendo il previsto e dovuto iter!

Non dicono il vero neppure quando continuano a sostenere imperterriti che la superficie delle aree protette (quelle vere) in provincia di Frosinone ha superato la soglia massima del 30% della superficie agro-silvo-pastorale provinciale: è vero l’esatto contrario. Attualmente siamo circa al 14%, e anche con l’istituzione del Parco dei Monti Ernici supereremmo di poco la soglia minima del 20%, lasciando ampio margine per istituirne anche altre. Questi sono, a tutt’oggi, i dati ufficiali della Regione Lazio! E sono facilmente reperibili alle pagg.41-42 del documento “Definizione dell’insieme delle aree di reperimento per il Piano Regionale delle Aree Naturali Protette – Analisi e valutazioni”: è sufficiente cercarlo e saper leggere quel che c’è scritto!

Non dicono il vero neppure quando agitano lo spauracchio dei presunti vincoli imposti all’agricoltura e all’edilizia. Tracciando i confini proposti, sono state volutamente escluse tutte le aree urbane e gran parte delle terre agricole, che potranno essere coltivate esattamente come ora, e i cui prodotti potranno magari godere di un marchio di origine protetta. Nei centri urbani potranno continuare a fare e disfare a loro piacimento, esattamente com’è avvenuto fino ad oggi.

Mentono parlando di presunti vincoli alla pastorizia, che si potrà continuare a praticare secondo le regole attualmente vigenti e i cui prodotti, al contrario di oggi, potrebbero fregiarsi di marchi di qualità, così come i prodotti agricoli.

Vaneggiano quando parlano di verificare se la Regione Abruzzo (sic!) intenda procedere all’istituzione del Parco degli Ernici (!?!?): parlano a vanvera di cose che non conoscono e che non hanno nessuna voglia di conoscere e verificare, perché, per loro, semplicemente, “questo Parco non s’ha da fare”. E ne conosciamo i motivi!

Arrivano, infine e per colmo d’inverecondia, a suggerire all’On.le Daniela Bianchi (di cui osano mettere in dubbio la buonafede) che “avrebbe dovuto interpellare l’Abruzzo su quella “economia della bellezza” e sui miracolosi benefìci economici dei numerosi Parchi in quella Regione”. Vivono forse, i nostri eroi, su un pianeta esterno alla nostra galassia? Sono al corrente del fatto che mentre i nostri paesi stanno morendo d’inedia ed ogni giorno c’è una saracinesca che s’abbassa per sempre, nei centri del vicino PNALM accade ancor’oggi l’esatto contrario?

Nel tentativo di fornire un traballante sostegno alle loro insostenibili tesi, i “nostri” si aggrappano pure alla vicenda dei dipendenti indagati nel Parco dei Simbruini, come se un Ente possa essere abolito per il solo fatto che alcuni (anche se molti) suoi dipendenti vengano indagati. Se così fosse, ci chiediamo quali e quanti Enti di questo povero Paese potrebbero sopravvivere. I comportamenti illeciti sono certamente da perseguire e da condannare severamente con il contributo di tutta la società, così come lo sono le semplicistiche e qualunquistiche argomentazioni addotte da chi un Parco non lo vuole soltanto perché gl’impedirà di continuare a fare i propri egoistici interessi.

Nel nostro caso, poi, è paradossale e comico ( … altro che Totò) che queste posizioni siano sostenute anche, se non soprattutto, da uno dei firmatari della lettera aperta. Una persona che nei Parchi ha costruito tutta la sua vita e dal nobile spirito dei Parchi -poverino- non è riuscito a ricavare null’altro se non un incontenibile desiderio di protagonismo ad oltranza, che lo porta a travalicare e sconfessare anche il dettato del documento programmatico della sua stessa associazione.

“Ma ci faccia il piacere …!! ”

30 Dicembre 2014

Il Comitato per la Protezione dei Monti Ernici

APPROFONDIMENTI:


LETTERA APERTA
AL COMMISSARIO STRAORDINARIO DELLA PROVINCIA DI FROSINONE
GIUSEPPE PATRIZI

Quanto vale la vita dell’Orso bruno marsicano?
Vale più o meno del “divertimento” di alcuni cacciatori frusinati?

 

Frosinone, 5 settembre 2014

Egr. Commissario Patrizi,
lo scrivente Comitato, e le tante associazioni e persone che vi aderiscono, da diverso tempo si chiede quanto valga, per la nostra società, la vita dell’Orso bruno marsicano. E quanto la sua sopravvivenza, sempre più minacciata dalle pressioni antropiche, sia una priorità per le popolazioni dell’Appennino laziale-abruzzese e per le Amministrazioni che governano questo territorio.

Sicuramente è una priorità per l’Unione Europea, che ha incluso tale specie animale negli allegati II e IV della Direttiva 92/43/CEE, meglio nota come Direttiva Habitat. Altrettanto sicuramente è prioritaria per lo Stato Italiano, visto che ha recepito tale Direttiva facendola propria con il DPR n. 357/97 (poi modificato dal DPR n. 120/2003), e avendo istituito molto tempo prima, ben 90 anni fa, un parco nazionale focalizzato soprattutto sulla tutela dell’Orso (l’odierno Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise).

Così anche la Regione Lazio ha manifestato la condivisione di questa priorità, recependo le norme comunitarie e nazionali nella normativa regionale e avviando l’attuazione concreta di tali norme definendo alcune aree specifiche in cui conservare la specie, la cosiddetta Rete Natura 2000 (SIC Siti di Importanza Comunitaria e ZPS-Zone di Protezione Speciale). Dimenticando però spesso che la Direttiva comunitaria suddetta impone la tutela delle specie di Allegato IV, quale è l’Orso, anche all’esterno della Rete Natura 2000 (SIC e ZPS), cioè in tutto il territorio del suo areale, che nel Lazio interessa buona parte dei rilievi montani nord-orientali della provincia di Frosinone (Monti Simbruini, Ernici, Marsicani e Mainarde). Tale areale è stato ben delimitato dal PATOM, Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano, il quale è stato sottoscritto, oltre che dagli Enti di governo nazionali e regionali, anche dalle Province
laziali, abruzzesi e molisane, tra cui quella che Lei rappresenta.

Ma oltre a questa, preliminare e fondamentale, convergenza di intenti e di atti normativi, la conservazione efficace degli ultimi, pochi, esemplari ancora esistenti dell’Orso bruno marsicano stenta purtroppo ancora a partire.

Lo dimostrano in particolare alcuni recentissimi atti regionali (i Decreti del Presidente della Regione Lazio N.T00216 e N.T00247 relativi al Calendario venatorio 2014/2015) e alcune Deliberazioni da Lei sottoscritte, in particolare la n. 140 del 15 luglio u.s., che approva un Piano di gestione del Capriolo redatto per conto dell’ATC FR1 finalizzato unicamente alla eliminazione di diversi esemplari di detta specie sui rilievi dei monti Ernici e della Val Comino. Tale Piano è assolutamente contestabile, prima di tutto perché non rispetta le norme comunitarie, nazionali e regionali che prevedono, preliminarmente all’approvazione di qualsiasi tipo di piano, programma o attività che possa potenzialmente arrecare un impatto su specie di interesse comunitario (quale è l’Orso), l’espletamento della cosiddetta Valutazione di incidenza (ai sensi della DGR n. 64/2010 in quanto di competenza regionale). E un’attività venatoria svolta in periodi di chiusura della caccia e in ambiti definiti SIC e/o ZPS, o in cui è presente l’Orso può essere indubbiamente impattante per questa specie.

Secondariamente, il suddetto Piano è contestabile in quanto la densità di Caprioli che viene in esso indicata risulta, a nostro parere, abbondantemente sovrastimata. Se fossero così numerosi come lì riportato sarebbe piuttosto facile e frequente osservarli, cosa che invece non avviene quasi mai, anche a chi di noi è assiduo e “silenzioso” frequentatore dei nostri boschi, in tutti gli orari e le stagioni.

Ma ammettendo anche che i numeri indicati siano veri, il Piano prevede una selezione talmente esigua di esemplari (dell’ordine dei 20 capi su popolazioni di circa 600) che evidentemente non è finalizzato ad una riduzione concreta della densità dei Caprioli, quanto piuttosto a dare la possibilità ad alcuni cacciatori di, ci consenta il termine, “divertirsi” anche quando non si potrebbe (fuori stagione) e mirando ad un animale non previsto nella lista delle specie ordinariamente cacciabili.

Per tutto quanto suddetto La invitiamo a:

  • sospendere l’efficacia della Sua Deliberazione n. 140 del 15 luglio u.s.; – approfondire meglio lo status del Capriolo sulle “nostre” montagne, chiedendo il supporto non solo dei cacciatori ma anche di altre figure esperte in materia e che conoscono e vivono queste montagne;
  • richiedere agli uffici competenti della Regione Lazio l’avvio della procedura di Valutazione di Incidenza per il già redatto Piano di Gestione del Capriolo (o quanto meno richiedere la necessità dell’assoggettabilità dello stesso alla Valutazione medesima);
  • infine, di promuovere iniziative concrete volte a conservare gli esemplari di Orso presenti sulle nostre montagne e a favorire la loro stabilizzazione e il loro incremento numerico, al fine di garantire un’effettiva sopravvivenza di questa specie che, nonostante i lodevoli intenti e le normative vigenti, continua a rischiare quotidianamente l’estinzione per mano dell’uomo.

Sperando nella Sua sensibilità e nella volontà di non essere un domani considerato corresponsabile
dell’estinzione dell’Orso dalle “nostre” montagne, Le inviamo cordiali saluti.

Il Comitato per la protezione dei Monti Ernici
(in nome e per conto delle 58 diverse Associazioni che lo compongono)


Pubblichiamo di seguito la replica del Comitato alle recenti esternazioni di AIW, ATCFR1 e URCA in merito alle nuove disposizioni a tutela dell’orso marsicano inserite nel calendario venatorio della Regione Lazio.

Scarica in formato PDF:


Sarebbe ora che l’esimio Segretario Generale dell’A.I.W. (noto satellite dell’ambiente venatorio), trovasse coerenza fra quanto scritto nel suo stesso “Documento Programmatico” e quanto, al contrario, divulgato nelle sue reiterate e ormai stucchevoli esternazioni (spesso condivise e firmate dai suoi sodalizi di riferimento, quali l’ATC FR1 e l’U.R.C.A.).

In quel documento, che v’invitiamo a leggere con attenzione, fra l’altro si legge:

“ Punto 2 – WILDERNESS COME MAGGIORE RISPETTO DELLA NATURA

l’uomo deve visitarla (la natura) sempre pronto a tirarsi indietro non appena divengano evidenti i segni del mutamento che la sua presenza le arreca, che vanno dalla degradazione ambientale al disturbo della fauna, alla perdita di certi stati di pace e solitudine (che sono un diritto della fauna prima ancora che nostro)

…L’esempio più lampante è la rivalità tra naturalisti e cacciatori. I primi vorrebbero abolire del tutto la caccia, vista come attività rivale ai loro interessi, ma quasi mai si pongono problemi di limitazione alla loro attività di osservazione, studio o ricreazione pur dannose come la caccia in certe situazioni. I secondi, dal canto loro, sono sempre pronti a prendersela col turismo o con gli inquinatori, ma evitano di porre limiti al terribile impatto che la loro categoria infligge alle popolazioni faunistiche (sic!)

Mai avremmo voluto immischiarci nel dettato degli Statuti o Documenti Programmatici di altre associazioni, di cui non facciamo parte. Ma tutto ha un limite!

Leggere le recenti dichiarazioni, ancora una volta smaccatamente filo-venatorie, partorite proprio da chi ha stilato quel “documento” così fermamente critico nei confronti di quella “categoria”, supera ogni possibile sopportazione. Ci piacerebbe sapere cosa sia accaduto nel lasso di tempo che separa l’oggi dal non lontano momento della redazione del ”documento di riferimento” dell’A.I.W.. Qualcuno potrebbe essere così gentile da spiegarlo all’opinione pubblica (e, magari, anche ai soci)?

Per non dire della metodica disinformazione che continua ad essere indefessamente propalata.

Questi signori continuano a sostenere che l’area protetta sugli Ernici verrebbe istituita con l’unico scopo di punire i cacciatori l’unica categoria -loro sostengono- che non ha responsabilità alcuna della riduzione del numero di orsi (mai un caso di uccisione da attività venatoria nell’ultimo secolo!)” (sic!). Non possono non conoscere (se li vadano a rileggere) almeno i lavori di C. Del Principe (1920) e di C. Stelluti Scala C. (1921) in cui si dà ampio resoconto delle cacce all’orso (non bracconaggio!!), che si tenevano in quegli anni nei territori in cui, per fortuna, fu poi istituito il tanto da loro deprecato Parco d’Abruzzo. Un secolo non è ancora passato! E gli orsi (un tempo diffusi in tutto l’Appennino) non sono scomparsi perché morti di freddo! La verità non è il loro forte? Almeno tacciano, invece di riferire fatti non veri!

Così come fanno quando, ancora una volta, insistono nel parlare di “supposta presenza stabile dell’orso sui Monti Ernici (mentre tre anni fa ci fu solo un isolato episodio di erratismo tra i confinanti Monti Simbruini e gli Ernici)”. Ancora una volta, asseriscono fatti non veri, ignorando verità di dominio pubblico: l’episodio, cui fanno riferimento (senza dimenticare precedenti osservazioni), non era di tre, ma di due anni fa; gli orsi erano ben due (e non uno soltanto) e l’ “episodio” stesso non era tale in quanto registrato anche nei successivi due anni! Su altri punti stendiamo un velo pietoso.

Un’ultima notazione. Non sapendo più quali futili e pretestuose argomentazioni addurre contro la protezione degli Ernici e dell’orso, che qui vorrebbe tornare stabilmente e tranquillamente a vivere, ricorrono, infine, ad un vero e proprio tentativo d’intimidazione. Concludono il loro sgangherato proclama con un “ …Perché i cacciatori, come l’elefante, hanno la memoria lunga e sanno capire chi li ha ingiustamente penalizzati.” Con ciò riferendosi, neppure tanto velatamente, al Presidente Zingaretti ed alla sua Giunta. Facendo finta d’ignorare, ancora una volta, che quei voti che il Presidente dovesse eventualmente perdere fra le fila dei cacciatori, li riguadagnerà, almeno quadruplicati, fra le fila di chi non ne può più dei loro saccenti e perenni diktat.

08.08.2014

Il Comitato per la protezione dei Monti Ernici