Rispondiamo volentieri alle nuove tesi del consigliere Fabrizi (ATC FR1), espresse in un commento a una nostra precedente risposta.

COMMENTO DI FABRIZI:

Cari anonimi Promotori del Comitato,
vi assicuro che non sentivo affatto il bisogno di discutere con voi e tanto per chiarire un concetto di democrazia, il diritto di discutere del futuro dell’ambiente e quindi anche dei Monti Ernici, non appartiene soltanto ai cacciatori e ai non_cacciatori, ma anche agli agricoltori, agli allevatori, ai pastori, agli abitanti locali e alle Amministrazioni Comunali, tutte categorie portatrici di interessi nella gestione del territorio, senza il cui consenso, non si va da nessuna parte.

Quanto al nostro ENRICO, che certamente sta a cuore a voi quanto a noi, la sua presenza sui Monti Ernici è da ricondurre alla dissennata gestione del Parco Nazionale d’Abbruzzo, Lazio e Molise perché nonostante abbiano a disposizione un’area vastissima di territorio, non sono stati capaci di tutelare la popolazione di orsi.
A tal proposito vi ricordo che quando fu istituito il PNALM c’era una popolazione di 200 orsi e furono assunte 40 guardie del Parco. Ad oggi di orsi ne sono rimasti 40 ma in compenso le guardie del Parco sono diventate 200. La cosa non vi fa riflettere?

Per quanto concerne il bracconaggio, purtroppo la piaga esiste, inutile nasconderlo, ma vi posso assicurare che sono nostri nemici quanto vostri e a tal proposito proprio nell’ultimo consiglio direttivo dell’ATC uno dei punti all’ordine del giorno era il bracconaggio, ed è stato deciso di intensificare i controlli e soprattutto farne di mirati.

Tornando a noi, per evitare che quad e motocross scorrazzino per i monti, non è necessario un Parco, basta mettere un divieto di accesso ai veicoli motorizzati.

Per i danni da fauna selvatica, gli allevatori del PNALM non mi risulta stiano meglio dei nostri, perché se è vero che la Regione Lazio è indietro di due anni negli indennizzi, il PNALM non è da meno.
Ma non è nemmeno giusto che gli agricoltori vengono indennizzati invece di essere risarciti, visto i costi di gestione per la conduzione dei fondi agricoli.
Serve un sostegno concreto e soprattutto una riduzione delle aree protette, in quanto quelle poche pianure che gli agricoltori coltivano, si trovano a ridosso delle zone protette, vengono quindi utilizzate come mangiatoie dagli animali del Parco.
Nel Lazio abbiamo già troppi parchi nazionali e regionali, più tutte le oasi di tutela: tanti carrozzoni che non hanno prodotto nulla, anzi, sono sanguisughe delle casse dello stato e della nostra regione, a discapito dei cittadini che si vedono ogni giorno aumentare la benzina, tiket, si tagliano i posti letto e si chiudono le strutture sanitarie, utili alla salute pubblica.
In compenso si tengono in piedi strutture che assorbono tanti soldi per tutelare animali che in realtà non tutelano, in quanto sistematicamente vengono abbattuti da persone stufi di avere danni alle proprietà (vedi orsi e lupi nella Valcomino e sui Monti Simbruini).
Spero che in futuro, questa macchina politica miope, risarcisca i veri agricoltori, quelli che con la terra ci traggono reddito per le loro famiglie, cibo per i loro animali e contribuiscono a muovere l’economia.

Cordiali saluti
Marcello Fabrizi

 

LA RISPOSTA DEL COMITATO

Caro Fabrizi,

constatiamo  con  dispiacere che oltre ad usare  il solito tono aggressivo di cui non vi e’ alcun bisogno  la sua risposta  e’, non solo piena di inesattezze  (se usassimo il suo tono  diremmo…schiocchezze ),  ma anche  contraddittoria.

Lei inizia la sua lettera  dicendosi non interessato a discutere con noi …ebbene  allora  perche’ ci scrive ? In quanto alla lezione di democrazia che pretende di impartirci come al solito, o non legge l’italiano o lo equivoca volontariamente,  visto  che noi non solo siamo disponibili a discutere con lei (che sicuramente si e’ dimostrato,  fin dal suo primo commento sul nostro sito, pieno di pregiudizi  e pronto a sputar sentenze  che noi  dovremmo accettare come verita’ assolute ), ma stiamo gia’ discutendo molto piu’ costruttivamente di quello che lei puo’ immaginare, con tutta la societa’ civile ed i rappresentanti di tutte le categorie del nostro territorio e cito solo come ultimo esempio l’editoriale di Gabriele Stamegna, Segr. Prov. UIL. pubblicato da CIOCIARIA OGGI  3 giorni fa.

Vorremmo  adesso  ribattere punto su punto  tutta la serie  di inesattezze che richiamavamo all’inizio della nostra risposta  principalmente per i lettori del nostro sito visto che con Lei probabilmente vale il vecchio detto che…” non vi sia sordo peggiore di chi non vuol sentire ! “

FABRIZI: A tal proposito vi ricordo che quando fu istituito il PNALM c’era una popolazione di 200 orsi e furono assunte 40 guardie del Parco. Ad oggi di orsi ne sono rimasti 40 ma in compenso le guardie del Parco sono diventate 200. La cosa non vi fa riflettere?

RISPOSTA: Certo che ci fa riflettere! La sua affermazione ci conferma, infatti, l’ostinata abitudine di taluni a distorcere la verità a proprio (egoistico) uso e consumo.

Oggi nel PNALM ci sono certamente almeno 49 orsi e 42 sono i guardiaparco (non 200 come si vorrebbe far credere!), e quando il Parco stesso fu istituito, a fronte delle 40 guardie assunte(è vero? Non lo sappiamo, in verità) certamente non c’erano 200 orsi, perché, se ciò fosse vero, significherebbe che allora c’era una densità quattro volte superiore a quella attuale, che è già considerata ai massimi livelli conosciuti in ambito internazionale (32-35 individui per 1000 kmq). Da ricordare, inoltre, che nel resto dell’Appennino, gli orsi si erano estinti non perché fossero morti di freddo …

FABRIZI: Per quanto concerne il bracconaggio, purtroppo la piaga esiste, inutile nasconderlo, ma vi posso assicurare che sono nostri nemici quanto vostri e a tal proposito proprio nell’ultimo consiglio direttivo dell’ATC uno dei punti all’ordine del giorno era il bracconaggio, ed è stato deciso di intensificare i controlli e soprattutto farne di mirati.                  

Tornando a noi, per evitare che quad e motocross scorrazzino per i monti, non è necessario un Parco, basta mettere un divieto di accesso ai veicoli motorizzati.

RISPOSTA: Ci scusi  Fabrizi, ma se, come sostiene , fosse solo questione di apporre un cartello di “divieto di transito” per evitare le scorribande fuoristrada,  sarebbe altrettanto facile apporre cartelli di “divieto di bracconaggio” per  eliminare immediatamente il problema.  Ci sembra, il suo , un’ argomentare un po’ troppo semplicistico, non Le pare ?

FABRIZI: Per i danni da fauna selvatica non mi risulta che gli allevatori del PNALM stiano meglio dei nostri….

RISPOSTA: Purtroppo Le risulta male , si informi, il sistema non e’ certo perfetto nel PNALM e le contestazioni magari  riguardano il valore dei capi da risarcire  ma  il PNALM e la stessa  Regione Abruzzo, fuori parco, liquidano centinaia di migliaia di euro l’anno di danni ad allevatori ed agricoltori generalmente in 90/120 giorni…troppo lentamente dira’ Lei e noi siamo d’accordo ma quanti anni devono aspettare le imprese per farsi pagare dagli Enti pubblici …o i rimborsi IVA ?  Oggigiorno un agricoltore di Frosinone attende da almeno 2 anni il giusto risarcimento mentre un agricoltore all’interno del PNALM gode di un trattamento migliore , questo e’ facilmente verificabile anche da Lei….

FABRIZI:  Nel Lazio abbiamo gia’ troppi Parchi nazionali e regionali……

RISPOSTA:  Ci dispiace Fabrizi ma sbaglia di nuovo…..  la legge regionale 157/1992 primo comma Art 11 dispone che <<il territorio agro-silvo-pastorale della Regione è destinato per una quota non inferiore al 20 per cento e non superiore al 30 per cento a protezione della fauna selvatica, comprendendo tutte le aree ove sia comunque vietata l’attività venatoria anche per effetto di altre leggi o disposizioni. Detta percentuale deve essere calcolata su base provinciale, in misura che i limiti minimi (20 per cento) e massimi (30 per cento) siano rispettati in ciascuna provincia>> Ebbene siamo lieti di comunicare a Lei, ai “consiglieri”ed al presidente dell’ATC FR1 che sembrano non esserne al corrente che la provincia di Frosinone ad oggi attesta il suo livello di protezione della fauna selvatica con un limite di copertura territoriale inferiore al 15%, vale a dire ben al di sotto del limite minimo del 20% da rispettare obbligatoriamente ai sensi proprio della stessa legge regionale n. 17/1995.

Un consiglio disinteressato che diamo ai soci dell’ATC FR1 ed al suo presidente e’ proprio quello di guardarsi da “consiglieri” mossi da penosi e  meschini rancori personali la cui competenza scientifico-legale e’ tutta da provare …

FABRIZI: In compenso si tengono in piedi strutture che assorbono tanti soldi per tutelare animali che in realta’ non sono tutelati in quanto sistematicamente vengono abbattuti da persone stufi di avere danni alle proprieta’ (vedi orsi e lupi nella Valcomino e sui Monti Simbruini)

RISPOSTA: Egregio Fabrizi per quanto riguarda il rapporto costi/benefici di un’area protetta si vada a leggere  gli innumerevoli studi  redatti sulla questione. Se invece vuole parlare del  malfunzionamento degli Enti ebbene per esemplificare ci sembra che a fronte degli sprechi nella sanita’ pubblica si cerchi di riformarla non di abolirla : perche’ quindi  ci si dovrebbe comportare diversamente con le strutture che si occupano di ambiente ? Si legga cosa dice il Segretario della UIL di Frosinone a tal proposito. Infine  cio’ che Lei dice  riguardo a lupi ed orsi abbattuti in Valcomino e Monti Simbruini  e’ molto grave, e’ forse a conoscenza di atti di bracconaggio a danno di specie particolarmente protette dalla normativa  italiana ed europea ? Perche’ a noi non risulta nessun orso “abbattuto” ne’ in Valcomino ne sui Monti Simbruini ma se invece Lei fosse venuto a conoscenza di tali atti illegali riteniamo debba prontamente denunciarli all’autorita giudiziaria…per caso lo ha gia’ fatto ?

Infine mi lasci rispondere a quel  “Cari anonimi promotori del Comitato…” con cui Lei inizia il suo commento e che ha un vago sentore intimidatorio come a dire  <<…fuori i vostri nomi….)  , vede Fabrizi siamo la bellezza di 19 associazioni la maggioranza delle quali operanti esclusivamente nel territorio provinciale (piu’ locali di cosi…)con centinaia di iscritti e i cui dirigenti sono individuabili per nome e cognome sui rispettivi siti web a cui puo’ tranquillamente accedere dal sito del Comitato quindi dov’e’ l’anonimato ? Se ci firmiamo come Comitato e’ perche’ parliamo con una sola voce, questo spero lo capisca perche’ questo suo intervento ci e’ apparso un po’ confuso ; al contrario ci auguriamo  che la nostra risposta porti un po’ di chiarezza nella sua mente e la tranquillizzi poiche’ noi siamo felici di dialogare con chiunque , Lei compreso, a condizione che ci sia rispetto reciproco e serieta’ nelle tesi  che si sostengono.

Cordiali saluti