Una delle migliori escursioni per chi vuol fare una “classica” e molto soddisfacente ascesa è il percorso che da Prato di Campoli sale fin su a Monte Pizzo Deta, con una salita di quasi 1000 m di dislivello ed arrivo su una delle montagne più affascinanti dell’Appennino Centrale.

Già la partenza regala uno spettacolo raro, il pianoro carsico di Prato di Campoli a 1100 m è infatti circondato da una fitta Faggeta con imponenti esemplari ad incorniciare le fioriture che nel periodo primaverile si susseguono lungo tutto il pianoro dove si incontrano cavalli, mucche e pecore al pascolo. Il lungo pianoro in falsopiano conduce, tra evidenti tracce di carsismo, all’ingresso nel bosco, il che in estate sarà un vero sollievo e fonte di refrigerio rispetto al calore che ci avvolgeva “all’aperto”.
La pendenza aumenta man mano che ci inoltriamo nel bosco, qui ci si mantiene da prima sulla destra del fosso che scende dalla montagna, per poi attraversarlo e lasciarlo alla nostra sinistra. Il bosco inizia cosi a diradarsi ed il sole comincia a far capolino in qualche punto dove esplodono variegate fioriture ed il sentiero sembrerà attraversare mosaici naturali di fiori circondati da affilate vette e creste seghettate.

Attraversando uno dopo l’altro i vari prati e incrociando gli ultimi lembi di bosco arriveremo cosi alla base dell’ultima salita, saremo qui nel regno del Ginepro nano che da adesso ci accompagnerà per gran parte di quest’ultima ascesa. Imponenti sono le creste che ci sovrastano trasmettendoci un senso di timore e rispetto e ci spingono a compiere quest’ultima salita; questa comincia attraversando folti ginepreti che, in alcuni punti, tenderanno a restringere un pò il sentiero ma in compenso il loro profumo arricchirà di sensazioni questa magnifica escursione, la quale proprio in questo punto raggiunge la sua massima pendenza la quale, insieme ai profumi che ci circondano, resterà ben impressa nei nostri ricordi ed emozioni.

Salendo di quota, ormai al di sopra della faggeta, la vista spazierà sempre più e le creste, anche se più vicine, ci sembreranno sempre più imponenti ed affilate, anche i ginepri cominceranno a diradarsi e rocce, dalle strane forme, sembreranno innalzarsi come sentinelle millenarie in bilico sul pendio e in procinto di cadere.

L’intenso e penetrante profumo dei ginepri viene ora sostituito dalla frizzante aria d’alta quota mentre avvicinandosi alle fioriture si potranno sentire i delicati ed effimeri profumi di questi piccoli fiori. Meravigliosi colori si stagliano sul verde dell’erba e sul blu intenso del cielo accompagnandoci durante le ultime fatiche e gli ultimi dislivelli; le creste sembreranno sempre più affilate e la curiosità di affacciarci sull’altro versante ci trascinerà e spingerà in queste ultime fatiche.

Ormai prossimi al filo di cresta sarà impressionante l’impatto visivo ed emotivo per la vista della parete rocciosa del Monte Pizzo Deta ( 2041 m), rocce deformate come fossero plastilina, precipitano verso il basso e sembrano non fermarsi più.

Incredibili le forme e le simmetrie, i contrasti e le geometrie che la roccia assume e che si possono osservare una volta sulla cresta, qui incroceremo anche il sentiero che da Pizzo Deta porta al Monte del Passeggio 2064 m (volendo si potrà percorrerlo al ritorno visto che da qui richiede solo un’ora tra andata e ritorno).

A questo punto non resta che salire gli ultimi 50 m di dislivello che portano alla cima ed ammirare che anche le altre vette, come ad esempio il Monte Pratello (2007 m), precipitano anch’esse verso valle nel versante Abruzzese.

Arrivati in cima le emozioni non saranno certo finite, Prato di Campoli si staglierà in basso racchiuso dalla faggeta come a proteggerlo ed impreziosirlo con il bosco che si eleva arrampicandosi verso le vette vicine coprendole del tutto, come M. Serra Comune (1870 m), o lambendone le pendici quasi ad aggrapparsi alla montagna, come Monte Fragara (2005 m).

Altri spettacoli si aprono sul versante orientale dove Pizzo Deta precipita verso la Val Roveto e in piedi sulla vetta sembrerà quasi di vedere e di toccare le persone nei paesi sottostanti; se si soffre di vertigini si dovrà star attenti essendo il precipizio, anche se non sempre verticale, di oltre 1000 m. Impressionanti i prati erbosi sospesi nel vuoto che aggrappati alla roccia precipitano fin a scomparire sotto qualche cengia rocciosa.

Pochi posti riescono a incutere timore per il vuoto come questo, uccelli voleranno sotto i nostri piedi per poi scomparire sotto qualche parete rocciosa e sembrerà di volare sui paesi sottostanti fino a toccare i vicini Monti Marsicani.

Un ristoro su questa vetta è davvero una sensazione unica, che si sia rivolti verso Prati di Campoli o sull’orlo del precipizio, sarà una sensazione che difficilmente scorderemo.

Per completare in bellezza quest’escursione potremmo, scendendo, prendere il sentiero che seguendo il filo di cresta conduce al Monte del Passeggio con aeree vedute lungo versanti a forte pendenza da un lato e precipizi dall’altro.

Piccoli nevai tarderanno a sciogliersi negli antichi Circhi Glaciali che incontreremo e ci faranno riflettere su come doveva essere il paesaggio durante l’ultima Era Glaciale, la quale ha anche contribuito a far arrivare qui specie vegetali che tuttora resistono su questi monti come Relitti Glaciali.

Arrivati al Monte del Passeggio la vista si aprirà su Le Pratelle che scendono dolcemente (se confrontate con i versanti visti finora) verso Ovest creando un paesaggio forte, aspro, ma allo stesso tempo invitante che incuriosendoci ci farà decidere di ritornare e conoscere cosi anche questo nuovo e suggestivo aspetto dei Monti Ernici.

Il ritorno può avvenire o sul percorso d’andata, oppure lungo il sentiero di cresta che porta prima a Monte Fragara e poi al M. Delle Scalelle (1837 m), attraversando panorami eccezionali, naturali e ricchi di specie rare, forme carsiche, rocce modellate dal vento e dal ghiaccio con la vista che si perde verso la Ciociaria e l’imponente mole di M. Pizzo Deta. Arrivati al Monte delle Scalelle si scenderà lungo un sentiero, piuttosto ripido (se non si ha praticità a scendere da versanti a forte pendenza conviene usare il percorso di andata per il ritorno), che in breve ci riporterà a Prato di Campoli.

  • TEMPO DI PERCORRENZA: 6 ore totali.
  • DIFFICOLTÀ: Medio – Facile
  • COSA OSSERVARE: I circhi glaciali che si susseguono sul versante Abruzzese sono senza dubbio uno degli elementi che risaltano maggiormente in quest’escursione.

Altre forze che hanno contribuito a creare questo paesaggio sono la Tettonica e la Gravità, della prima possiamo osservare le pieghe degli strati rocciosi che questa ha modellato, alla seconda sono dovuti i vari depositi di detriti presenti alla base delle pareti rocciose.

Stefano Costantini


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